La sanità italiana ottiene buoni risultati con poche risorse, ma fatica a reggere. Da qui parte la riflessione del Laboratorio su salute e sanità (Laboss). Il tema è al centro della sessione “Diritti e doveri: sanità, fisco e distribuzione”, alle Giornate residenziali di politica sanitaria di San Domenico di Fiesole, che si svolgono dall’1 al 3 ottobre [1].
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha presentato il suo rapporto sull’Italia a maggio 2026 al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). Il quadro è favorevole [2]. L’Italia ha la speranza di vita più alta d’Europa insieme alla Svezia: 84,1 anni nel 2024. La mortalità evitabile è la seconda più bassa del continente. Nel 2023, però, la spesa sanitaria era inferiore del 16% alla media dell’Unione europea. La spesa pubblica pro capite si ferma a 2.219 euro, il 28% in meno della media.
I problemi, tuttavia, non mancano. Nel 2022 l’8,6% delle famiglie ha sostenuto una spesa sanitaria ‘catastrofica’: è il dato più alto dell’Europa occidentale. Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) attrae sempre meno professionisti. Gli infermieri sono 6,9 ogni mille abitanti, contro 8,4 nella media europea. Mancano medici dell’emergenza e anestesisti. Anche le case e gli ospedali di comunità finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) aspettano ancora il personale necessario per funzionare adeguatamente.
Le proposte in campo seguono due strade. Alcune chiedono più spesa pubblica. Altre puntano su assicurazioni private e welfare aziendale. Per Laboss, questa seconda via rischia di trasformare il servizio universalistico in un sistema mutualistico: in poche parole – dicono gli esperti di Laboss – si passerebbe da Beveridge a Bismarck. Molto entusiasmo della politica per il secondo o terzo pilastro, nonostante, secondo le evidenze disponibili, i sistemi mutualistici costino di più senza dare risultati migliori [3].
Laboss richiama anche la Corte costituzionale. Con la sentenza n. 275 del 2016, la Corte ha stabilito che la garanzia dei diritti incomprimibili incide sul bilancio, e non viceversa [4]: il sottofinanziamento della sanità è quindi una scelta politica. Anche le regole europee si possono allentare, come è avvenuto per la difesa, ma il Governo cerca soluzioni creative, se è vero che il ministro della Salute Orazio Schillaci ha proposto di escludere la prevenzione dal calcolo del deficit [5].
Laboss propone di rileggere l’articolo 53 della Costituzione. Il primo comma chiede a tutti di contribuire secondo la propria ‘capacità contributiva’. Il secondo impone un sistema fiscale progressivo. Secondo la lettura prevalente tra i giuristi, la capacità contributiva protegge soprattutto il ‘minimo vitale’, cioè il reddito necessario ai bisogni essenziali, che il fisco non può toccare. Laboss propone di considerarla anche un obbligo in positivo: chi ha più forza economica deve versare un contributo proporzionato [6]. Ne derivano due conseguenze. La prima riguarda l’equità orizzontale: chi ha la stessa capacità deve pagare lo stesso. Oggi non accade. Il regime forfetario introdotto nel 2022 tassa alcuni redditi da lavoro autonomo con un’aliquota fissa molto più bassa di quella minima dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), mentre lo stesso reddito da lavoro dipendente paga di più. La seconda riguarda l’equità verticale: il prelievo deve crescere con la ricchezza. Per la Corte costituzionale la progressività serve all’uguaglianza sostanziale [6]. Le entrate fiscali dovrebbero quindi finanziare politiche pubbliche come la sanità, non una serie di bonus individuali.
Il documento preparatorio discusso durante la mattinata indica anche su quali strumenti intervenire. Il primo è la lotta all’evasione, che resta molto alta [7]. Il secondo è l’Irpef: la sua base imponibile si è ridotta e i regimi a tassa fissa, come la cedolare secca sugli affitti e il regime forfetario, ne indeboliscono la progressività. Laboss propone poi di rivedere le ‘spese fiscali’, cioè detrazioni e agevolazioni, compresi i sussidi dannosi per l’ambiente. Chiede di applicare davvero la sugar tax sulle bevande zuccherate e la plastic tax sulla plastica monouso, rinviate da anni. Sul fronte delle imprese, propone di discutere una tassa sugli extraprofitti con più aliquote. Infine chiede di rivedere la tassazione del patrimonio e di dare più peso all’imposta di successione, fino a valutare un’imposta sulle grandi fortune.
Fonti
[1] Laboss. Diritti e doveri: sanità, fisco e distribuzione. Documento preparatorio. Giornate residenziali di politica sanitaria, 4ª edizione. Fiesole, 1-3 ottobre 2026.
[2] OECD. State of Health in the EU. Italia: Profilo della sanità 2025. Parigi: OECD, 2025.
[3] Wagstaff A. Social health insurance vs. tax-financed health systems. Evidence from the OECD. Washington: The World Bank, 2009.
[4] Corte costituzionale, sentenza n. 275/2016.
[5] Bartoloni M, Gobbi B. Schillaci: «Le spese per la prevenzione vanno svincolate dal calcolo del deficit Ue». Il Sole 24 Ore, 2 dicembre 2025.
[6] Corte costituzionale, sentenza n. 45/1964, con riferimento a sentenza n. 45/1963.
[7] Ministero dell’Economia e delle Finanze. Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva. Anno 2025.



