Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha segnato una svolta storica in Italia, cambiando le regole sulla responsabilità civile per i danni causati dal fumo. Con la pronuncia numero 21464 del 25 luglio, la Corte ha stabilito che la responsabilità per i danni sulla salute non spetta più solo ai fumatori, ma ricade sulle multinazionali del tabacco, che possono essere chiamate a risarcire anche gli eredi dei fumatori deceduti.
Finora, le aziende si sono difese sostenendo che la scelta di fumare fosse una libera e volontaria decisione dell’individuo, nonostante la nota consapevolezza dei rischi. Tuttavia, la Cassazione ha ribaltato questa impostazione, riconoscendo che la produzione e la commercializzazione di sigarette sono attività intrinsecamente pericolose: la dipendenza da nicotina limita sensibilmente la libera scelta del consumatore. Inoltre, le campagne di dissuasione in Italia hanno iniziato a essere efficaci solo dagli anni 2000.
Secondo l’articolo 2050 del Codice Civile, chiunque svolga un’attività pericolosa ha l’obbligo di dimostrare di aver adottato “tutte le misure idonee a evitare il danno”. A seguito di questa ordinanza, sarà l’industria del tabacco a dover provare di aver fatto tutto il possibile per non nuocere alla salute delle persone, altrimenti sarà tenuta al risarcimento.
Le prime conseguenze concrete di questa decisione si stanno già vedendo: i malati e i loro familiari possono ora chiedere un risarcimento alle grandi aziende del tabacco. Un primo esempio è il caso di una causa a Torino, intentata dagli eredi di una persona morta per neoplasia polmonare.
Questa pronuncia potrebbe cambiare l’intera cultura giuridica del paese. Si spera che ora i tribunali e le associazioni dei consumatori si muovano in questa nuova direzione, promuovendo cause e campagne per tutelare la salute pubblica.



