One Health e antimicrobico-resistenza: il ruolo chiave del farmacista ospedaliero


Alla luce delle recenti innovazioni tecnologiche e della crescente complessità clinica dei pazienti, la figura del farmacista ospedaliero è diventata sempre più centrale nella gestione dell’antimicrobico-resistenza. Se ne è discusso lo scorso 23 maggio a Cagliari, in occasione del V Convegno Nazionale della Rete Infettivologica promosso da SIFaCT, intitolato One Health, Big Data e AI: quali innovazioni nella lotta all’antimicrobico-resistenza?. Tra i temi affrontati: l’integrazione dell’approccio One Health, la diagnostica rapida, l’utilizzo dei dati di sorveglianza per guidare le scelte terapeutiche e l’impatto dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica. In questa cornice si inserisce il confronto con Giacomo Bertolino e Arianna Cadeddu, farmacisti clinici dell’AOU di Cagliari e tra i protagonisti del convegno, che ci offrono una lettura operativa e aggiornata delle sfide attuali. Dall’importanza del lavoro multidisciplinare alla governance dei dati, fino alla necessità di garantire un accesso equo alle innovazioni su tutto il territorio nazionale, l’intervista esplora il contributo tecnico-specialistico del farmacista all’interno di strategie sempre più integrate per il contrasto all’AMR.

La problematica dell’antimicrobico-resistenza (AMR) richiede una visione sempre più integrata, che vada oltre il singolo paziente o la struttura ospedaliera. Come si sta evolvendo, secondo la sua esperienza, l’approccio ‘One Health’ – che considera interconnesse la salute umana, quella animale e l’ambiente – per affrontare in modo più sistemico e coordinato questa emergenza sanitaria globale?

Arianna Cadeddu L’approccio One Health sta evolvendo verso un’integrazione sempre più concreta tra salute umana, animale e ambientale. Si osserva un crescente impegno intersettoriale, con programmi di sorveglianza congiunti, condivisione di dati e sviluppo di linee guida armonizzate. Tutto questo per nostra fortuna sta accadendo sia a livello globale (per esempio, con la banca dati WHO – Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance Systems – GLASS) sia europeo (come dimostrano i rapporti congiunti EFSA, EMA ed ECDC chiamati JIACRA) sia nazionale (con il Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza – PNCAR 2022-2025). La cooperazione tra enti sanitari, veterinari e ambientali è oggi fondamentale per monitorare e contenere l’AMR lungo tutta la catena ecologica. Tuttavia, è necessaria un’ulteriore standardizzazione delle pratiche e un rafforzamento della governance globale per garantire un’azione sistemica e sostenibile.

Le innovazioni tecnologiche, come la diagnostica rapida e lo sviluppo di nuovi farmaci antinfettivi, sono considerate strumenti fondamentali per arginare l’AMR. Dal punto di vista di un farmacista ospedaliero quali sono le novità più promettenti in ambito diagnostico e terapeutico che possono concretamente migliorare la gestione delle infezioni e limitare l’uso non necessario di antibiotici?

Giacomo Bertolino Oltre ai nuovi farmaci entrati in commercio in questi ultimi anni, le innovazioni più promettenti, che consentono di ridurre drasticamente i tempi di identificazione del patogeno e del profilo di resistenza, riguardano la diagnostica microbiologica rapida. Queste nuove tecnologie, come i pannelli sindromici con i target di resistenza e la spettrometria di massa (MALDI-TOF), permettono di ottenere un antibiogramma entro poche ore invece dei giorni impiegati dalle metodologie ‘classiche’, favorendo l’impostazione tempestiva di una terapia mirata, in sostituzione dell’approccio empirico. Per il farmacista ospedaliero l’integrazione di tali strumenti nei percorsi di antimicrobial stewardship è strategica per ottimizzare gli outcome dei pazienti, l’appropriatezza terapeutica e ridurre l’uso di antibiotici.

L’interpretazione di antibiogrammi e antimicogrammi è tra l’altro diventata sempre più complessa, anche alla luce delle nuove resistenze. Quanto è importante, per il farmacista ospedaliero, collaborare direttamente con microbiologi e infettivologi nella definizione delle terapie?

Giacomo Bertolino La crescente complessità nell’interpretazione di antibiogrammi e antimicogrammi, dovuta anche all’emergere di nuovi meccanismi di resistenza, richiede un approccio fortemente multidisciplinare. Per il farmacista ospedaliero, la collaborazione strutturata e continuativa con microbiologi e infettivologi è fondamentale per garantire un’analisi integrata dei dati microbiologici e clinici per una definizione condivisa delle terapie più appropriate. Nei programmi di antimicrobial stewardship, per esempio, il confronto tra competenze cliniche, microbiologiche e farmacologiche è strutturale e consente di affrontare in modo più efficace la variabilità dei pattern di resistenza, migliorando l’appropriatezza prescrittiva e contribuendo alla sostenibilità delle opzioni terapeutiche.

Si discute molto del potenziale dell’intelligenza artificiale e dell’analisi dei big data nel settore sanitario. In che modo queste tecnologie stanno iniziando, o potrebbero iniziare a breve, a supportare più efficacemente la lotta all’AMR?

Arianna Cadeddu L’intelligenza artificiale (IA) e l’analisi dei big data potrebbero rappresentare strumenti di grande utilità nella lotta all’AMR. Tali tecnologie permetterebbero di elaborare rapidamente vasti volumi di dati clinici, microbiologici ed epidemiologici, supportando il processo decisionale nella selezione di terapie più appropriate e personalizzate. Inoltre, modelli predittivi avanzati potrebbero consentire di individuare precocemente pattern emergenti di resistenza e di prevedere possibili scenari epidemiologici, facilitando interventi tempestivi. La capacità di integrare e diffondere tali informazioni migliorerebbe sensibilmente la risposta del sistema sanitario di fronte a questa complessa sfida globale. Chiaramente è necessario che tutto questo sia supervisionato attentamente dall’intelligenza umana. L’AI ACT dell’Unione europea, entrato in vigore nel 2025, è una pietra miliare in tal senso. Le applicazioni IA legate alla sanità sono state introdotte nella normativa e classificate ad alto rischio. Concludendo, a mio parere non è possibile rifiutare questo tipo di innovazione ma dobbiamo imparare a “governarla”.

E in che modo stanno cambiando l’attività quotidiana del farmacista clinico?

Arianna Cadeddu L’attività quotidiana del farmacista clinico si sta progressivamente orientando verso un modello più proattivo e integrato con i reparti ospedalieri. Attualmente abbiamo diverse realtà virtuose come quella di Padova, dove il farmacista clinico partecipa attivamente ai team multiprofessionali e al lavoro in reparto. Il supporto al clinico prescrittore è sempre più basato su un confronto diretto, che include la revisione congiunta delle terapie antimicrobiche e l’interpretazione condivisa dei dati microbiologici e clinici. È auspicabile che tali esempi non rimangano isolati e possano essere progressivamente estesi a tutto il territorio nazionale, istituzionalizzando il ruolo del farmacista clinico dedicato esclusivamente a questa attività. Nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari, dove lavoriamo, è attualmente utilizzato un software (Buster Spid) per la gestione delle prescrizioni informatizzate, collegato agli armadi robotizzati dei farmaci nei reparti. La sua introduzione ci ha aiutato nella valutazione dell’appropriatezza prescrittiva, permettendoci di ottenere un calo del 41,1% nel consumo di antibiotici, che sono passati dalle 98,9 DDD/100 giornate di degenza del 2015 alle 58,2 DDD/100 giornate di degenza del 2024.

I programmi di antimicrobial stewardship sono cruciali per promuovere l’appropriatezza prescrittiva. Potrebbe illustrarci più nel dettaglio quali sono le attività e le responsabilità specifiche del farmacista clinico all’interno dei team multidisciplinari dedicati alla stewardship, specialmente per quanto riguarda la gestione dell’uso, anche off-label, degli antibiotici?

Giacomo Bertolino All’interno dei team multidisciplinari di antimicrobial stewardship, il farmacista clinico svolge un ruolo centrale. Le sue responsabilità includono: l’analisi dei dati di consumo di antibiotici, la revisione delle prescrizioni, il monitoraggio degli outcome clinici e della sicurezza, e la promozione di pratiche prescrittive appropriate anche per usi off-label. Il farmacista partecipa inoltre alla definizione dei protocolli terapeutici aziendali e alla formazione del personale medico e infermieristico, contribuendo a creare una cultura condivisa dell’uso responsabile degli antibiotici.

Piani nazionali come il PNCAR (Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza) forniscono le direttive generali. Quanto è importante, nella pratica quotidiana, l’utilizzo di dati di sorveglianza epidemiologica e di indicatori sui consumi farmaceutici – come le DDD o la classificazione AWaRe dell’OMS – per effettuare un benchmark efficace tra le diverse strutture sanitarie e per guidare interventi mirati?

Giacomo Bertolino L’utilizzo di dati di sorveglianza epidemiologica e di indicatori sui consumi farmaceutici è cruciale per tradurre le linee guida del PNCAR in pratiche operative efficaci. Indicatori come le DDD (Defined Daily Doses) e la classificazione AWaRe dell’OMS consentono di monitorare l’uso degli antimicrobici in modo comparabile tra strutture, supportando un benchmarking oggettivo. Questi dati permettono di identificare pattern prescrittivi potenzialmente inappropriati, correlazioni con i tassi di resistenza e variazioni interistituzionali. Il loro utilizzo informato guida interventi mirati, formazione specifica e politiche locali. Per il farmacista, l’analisi critica di tali indicatori rappresenta uno strumento imprescindibile per supportare le decisioni cliniche e contribuire attivamente al controllo dell’AMR.

Guardando al futuro della sanità pubblica, come immaginate l’integrazione tra strategie di stewardship antimicrobica, innovazioni tecnologiche e una maggiore attenzione alla sostenibilità, sia ambientale che delle pratiche ospedaliere? Quali passi sono fondamentali per costruire un approccio realmente equo e sostenibile nella lotta all’AMR?

Arianna Cadeddu Per costruire una risposta efficace e sostenibile all’AMR, sarà fondamentale garantire un accesso equo alle cure e alle innovazioni su tutto il territorio nazionale. L’integrazione tra strategie di stewardship, tecnologie avanzate (IA, big data) e attenzione alla sostenibilità dovrà essere accompagnata da un impegno a ridurre le disuguaglianze tra regioni e strutture sanitarie. Per questo auspico che vengano emanate anche linee guida ministeriali in tal senso. È essenziale che strumenti diagnostici rapidi, sistemi di supporto decisionale e formazione avanzata siano disponibili in modo uniforme, non solo nei centri di eccellenza. Inoltre solo attraverso un rafforzamento del Sistema Sanitario Nazionale, un monitoraggio condiviso e investimenti mirati, anche in personale sanitario dedicato, si potrà costruire un modello realmente equo ed efficace nella lotta all’AMR.

Giacomo Bertolino1 e Arianna Cadeddu2
1Farmacista ospedaliero, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari e referente SIFaCT per l’area infettivologica; 2Direttrice ff UOC Farmacia Ospedaliera, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari

Intervista a cura di Mara Losi