La professione infermieristica e gli appelli per la difesa del Ssn


Negli ultimi anni il Servizio sanitario nazionale è stato sottoposto a una pressione crescente, determinata da una combinazione di politiche restrittive, sottofinanziamento, mancata programmazione e trasformazioni demografiche e sociali. La pandemia da Covid-19 ha infine accelerato e reso evidente una crisi strutturale già in atto, attirando su di sé l’attenzione della società civile e di molte componenti del mondo scientifico e sanitario. In questo contesto, tra il 2024 e il 2025, sono stati pubblicati diversi appelli pubblici volti a sollecitare un ripensamento profondo del Ssn, a riaffermarne i principi fondanti e a chiedere un intervento urgente per garantirne la sostenibilità. Un contributo pubblicato sulla rivista italiana indicizzata Assistenza Infermieristica e Ricerca analizza questi appelli focalizzandosi su un aspetto spesso trascurato: la visibilità della professione infermieristica e le proposte per affrontare la carenza di personale.

Cinque appelli, un messaggio comune

I documenti analizzati sono cinque, differenti per impostazione e composizione dei promotori, ma accomunati da un messaggio forte: senza un investimento reale e mirato sul personale sanitario – e in particolare sugli infermieri – non è possibile immaginare alcun rilancio efficace del Ssn. I cinque appelli presi in considerazione sono:

  1. “Non possiamo fare a meno del servizio sanitario pubblico” (aprile 2024), promosso da un gruppo trasversale di professionisti di sanità, scienza, economia e comunicazione. Strutturato attorno a dieci domande chiave, evidenzia criticità e richiama l’urgenza di tutelare operatori e strutture.
  2. “Manifesto per la difesa e il rilancio della salute pubblica” (novembre 2024), elaborato da gruppi civici attivi nel contesto bolognese. Organizzato in otto tavoli tematici, è quello che più approfonditamente analizza il nodo della carenza di personale, suggerendo misure puntuali di riforma.
  3. “Principi per una riforma del Servizio sanitario nazionale” (gennaio 2025), una roadmap valoriale promossa da 40 studiosi italiani coordinati dal Cergas, che propone direttrici di cambiamento fondate su universalità, equità e sostenibilità.
  4. “La crisi dei servizi sanitari universalistici” (marzo 2025), sintesi di un convegno dell’Accademia dei Lincei che denuncia la crisi sistemica dei servizi sanitari pubblici nei Paesi avanzati.
  5. “Non possiamo restare in silenzio” (aprile 2025), appello sottoscritto da oltre 130 associazioni riunitesi a Firenze per rilanciare un fronte comune a favore della sanità pubblica.

Pur nella varietà dei contenuti, tutti i documenti convergono su alcuni snodi critici: il depauperamento del capitale umano del Ssn, l’urgenza di rendere attrattive le carriere sanitarie, la necessità di un adeguamento salariale e di migliori condizioni organizzative e di vita per il personale.

La questione infermieristica: visibilità e proposte

Un primo elemento emerso è che, sebbene non sempre gli infermieri siano esplicitamente nominati, la loro condizione è implicitamente compresa nella più ampia crisi del personale sanitario. Tuttavia, la mancanza di una citazione esplicita delle professioni più colpite – come quella infermieristica – rischia di tradursi in proposte troppo generiche. In controtendenza, alcuni appelli – in particolare quello bolognese e quello promosso intitolato “Non possiamo fare a meno del servizio sanitario pubblico” – mettono in luce il ruolo cruciale degli infermieri, soprattutto nelle aree di cronicità, anziani e cure domiciliari, e indicano specifiche leve di intervento.

Tra le proposte più ricorrenti:

  • Miglioramento delle condizioni lavorative, riducendo il carico di lavoro, il numero di turni notturni e i rischi professionali.
  • Formazione continua e gratuita, finalizzata al potenziamento delle competenze e alla valorizzazione del ruolo.
  • Riconoscimento retributivo: attualmente la retribuzione di un infermiere italiano è pari al salario medio nazionale, a fronte di un 20% in più nei paesi Ocse. Questa forbice retributiva penalizza l’Italia nella competizione internazionale per il reclutamento dei professionisti sanitari.
  • Introduzione di nuove figure professionali e aggiornamento dell’organizzazione del lavoro per superare l’ospedalo-centrismo e rafforzare l’assistenza territoriale.
  • Misure di welfare: attenzione al ruolo di cura extra-professionale, con interventi a sostegno della genitorialità (asili nido, flessibilità, conciliazione).

Il documento del Cergas sottolinea inoltre l’importanza di una flessibilità contrattuale mirata a trattenere i migliori professionisti e a rendere più attrattive le carriere nel Ssn. Una riflessione condivisa è che le risorse economiche, pur fondamentali, non bastano: molte/i infermiere/i accetterebbero anche aumenti salariali contenuti se potessero contare su sicurezza, stabilità, formazione di qualità e reali possibilità di crescita professionale.

 Una crisi che è politica e morale

La crisi che colpisce oggi il personale infermieristico – e più in generale chi lavora nella sanità pubblica – è descritta non solo come una difficoltà organizzativa, ma come una vera e propria questione politica e morale. Tutti gli appelli esprimono l’urgenza di affrontarla con visione, lungimiranza e coraggio, recuperando una progettualità sistemica che metta al centro le persone – professionisti e cittadini.

Le proposte avanzate non sono rimaste lettera morta. Molti dei contenuti degli appelli sono stati recepiti dalla Conferenza delle Regioni nel documento del 17 aprile 2025, che analizza le priorità in tema di personale del Ssn e avanza proposte di intervento.

 Costruire un futuro per il Ssn (e per chi ci lavora)

Il futuro del Ssn si gioca anche sulla capacità di riconoscere il ruolo essenziale degli infermieri come pilastro della sanità pubblica. La valorizzazione di questa professione, sotto il profilo economico, formativo, organizzativo e simbolico, è una condizione necessaria per garantire equità di accesso, qualità delle cure e tenuta dei servizi. Gli appelli analizzati sono un chiaro segnale che la società civile e scientifica non intende restare indifferente. Ora tocca alla politica trasformare queste istanze in atti concreti e coerenti.