Attuata per la prima volta a Grand Rapids (Michigan) nel 1945, la fluorazione delle acque pubbliche ha ridotto in modo sostanziale l’incidenza della carie dentale tra bambini e adolescenti negli Stati Uniti. Tuttavia, negli ultimi anni è cresciuta la pressione politica e sociale per rimuovere il fluoro dalla rete idrica, anche a causa di presunti effetti neurotossici. In questo contesto si inserisce lo studio condotto da Choi e Simon, che ha utilizzato un modello di microsimulazione per stimare gli effetti della cessazione della fluorazione in termini sanitari ed economici sulla popolazione statunitense.
GLI OBIETTIVI
Lo studio ha inteso valutare la costo-efficacia dell’eliminazione della fluorazione delle acque pubbliche negli Stati Uniti, focalizzandosi su bambini e adolescenti di età compresa tra 0 e 19 anni. L’analisi ha considerato l’impatto della rimozione del fluoro sulla salute dentale e sulla qualità di vita su questa popolazione, nonché sui costi sanitari ad essa associati. Il tema degli effetti neurocognitivi provocati dall’esposizione al fluoro è stata volutamente esclusa dall’analisi, in linea con le attuali raccomandazioni delle agenzie federali statunitensi (CDC, EPA, NTP), che non evidenziano effetti avversi ai livelli di esposizione standard (≤0,7 mg/l).
LA METODOLOGIA
Il team di ricerca ha utilizzato i dati di 8.485 bambini e ragazzi americani tra i 0 e i 19 anni, provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES 2013-2016) per costruire un modello matematico di simulazione. Attraverso questo modello è stata ‘proiettata’ una popolazione sintetica di 10.000 bambini in due scenari alternativi: quello del mantenimento dei livelli attuali di fluoro nell’acqua e quello dell’eliminazione completa della supplementazione di fluoro da tutte le acque pubbliche del territorio nazionale.
I RISULTATI
I risultati mostrano che la rimozione della fluorazione porterebbe a un aumento netto dei costi sanitari e della morbilità odontoiatrica infantile. In uno scenario a 5 anni, l’eliminazione del fluoro comporterebbe: un aumento di 7,5 punti percentuali di prevalenza della carie, 25,4 milioni di denti cariati in più, un costo aggiuntivo di 9,8 miliardi di dollari di spese sanitarie e una perdita netta di 2,9 milioni di QALY (indicatore che combina la durata con la qualità della vita). Se si estende la simulazione a un periodo più lungo (10 anni), le cifre raddoppiano: quasi 54 milioni di denti cariati in più e quasi 20 miliardi di dollari di costi sanitari aggiuntivi. Al contrario, ottimizzare la fluorazione in aree attualmente sottodosate (tra 0,1-0,6 mg/l) potrebbe prevenire 22 milioni di denti cariati, far risparmiare 9,3 miliardi di dollari in 5 anni, aumentare i QALYs di circa 2,6 milioni.

IMPLICAZIONI PER LA SANITÀ PUBBLICA
Sulla base di questi risultati, lo studio evidenzia chiaramente che interrompere la fluorazione sarebbe un errore dal punto di vista dell’equità sanitaria e della sostenibilità economica nella realtà americana. I benefici della fluorazione sono massimi per le popolazioni più vulnerabili, ovvero per i bambini che vivono in famiglie a basso reddito, per i residenti nelle aree rurali, per i non assicurati e anche per chi è coperto da Medicaid.
Anche se le linee guida federali impongono la copertura odontoiatrica pediatrica nel Medicaid, meno del 50% dei bambini iscritti a questo programma visita in realtà il dentista ogni anno e solo il 10% riceve regolarmente l’applicazione topica di fluoro durante le visite pediatriche. La fluorazione dell’acqua rimane quindi uno strumento di prevenzione importante, capace di ridurre le disparità garantendo un’esposizione diffusa al fluoro anche in assenza di visite odontoiatriche.
IL CONTESTO INTERNAZIONALE
In diversi paesi, la fluorazione sistemica dell’acqua si è dimostrata una misura efficace per prevenire la carie infantile. A Calgary (Canada), la sospensione del trattamento nel 2011 ha portato a un netto aumento della carie nei bambini, spingendo la città a reintrodurre la misura nel 2025. In Israele, l’interruzione della fluorazione ha causato un incremento delle cure dentali nei bambini piccoli. In Nuova Zelanda, i dati confermano la riduzione della carie nei bambini nelle aree fluorate. In Europa, invece, la fluorazione dell’acqua è poco diffusa; si preferiscono strategie alternative come integrazione di fluoro nel sale o interventi scolastici specifici, che richiedono però una forte organizzazione territoriale.
In Italia, l’acqua non è fluorata a livello nazionale per motivi storici, normativi e culturali. La prevenzione si basa su approcci individuali e topici, come l’impiego di dentifrici fluorati e supplementazioni di fluoro in casi selezionati, oltre che a progetti di educazione sanitaria. Tuttavia, l’incidenza della carie nei bambini italiani resta alta, con forti disparità regionali, specie nel Sud e tra le famiglie a basso reddito.
Fonte Choi SE, Simon L. Projected outcomes of removing fluoride from US public water systems. JAMA Health Forum 2025; 6(5): e251166



