La “questione infermieristica” non riguarda solo una professione. Non riguarda nemmeno solo l’ambito del nostro sistema salute. Nel Paese più anziano d’Europa è un tema che coinvolge tutta la società e tutti i livelli di decisione. È quindi molto rilevante per la FNOPI – la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche – il lavoro di analisi e sintesi portato avanti dalla rivista Assistenza Infermieristica e Ricerca e da CARE sui documenti che in questi mesi si sono interrogati sul futuro del nostro Servizio sanitario nazionale, e sul ruolo che gli infermieri hanno, e possono avere, per tutelare questo bene prezioso e la salute di noi cittadini e pazienti.
Questo perché, seppur in un quadro complesso, noi siamo quelli che i problemi tendono a risolverli e non a crearli. Lo facciamo ogni giorno nei reparti e sul territorio e siamo determinati a dare il nostro contributo anche su questo piano. Molte delle proposte enucleate nei vostri articoli ci vedono impegnati in prima linea. È indubbio, come emerso anche dalla recente pubblicazione del primo “Rapporto sulle professioni infermieristiche” realizzato dalla Federazione in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che la soluzione della “questione infermieristica” passi dalla valorizzazione delle competenze, del ruolo e delle prospettive di carriera degli infermieri, tanto quanto il riconoscimento retributivo. Quest’ultimo emerge come questione di equità e competitività internazionale: attualmente la retribuzione dell’infermiere italiano è pari al salario medio nazionale, mentre nei paesi OCSE è superiore del 20%. Questa disparità penalizza gravemente l’Italia nella competizione globale per il reclutamento dei professionisti sanitari.
Infermieri pienamente coinvolti nei processi decisionali, impegnati in modo strutturato sul territorio e con un orizzonte professionale in crescita, sono una risorsa per tutto il sistema e sono riconosciuti dai cittadini come una chiave per un valido coinvolgimento nei processi di cura. Parallelamente, bisogna promuovere la formazione finalizzata al potenziamento delle competenze e alla valorizzazione del ruolo professionale, partendo dalle lauree magistrali specialistiche che costituiranno la base per la futura prescrizione infermieristica di ausili e presìdi.
L’introduzione di nuove figure professionali e l’aggiornamento dell’organizzazione del lavoro devono accompagnare il superamento dell’ospedale-centrismo per rafforzare l’assistenza territoriale, dove il nostro ruolo spesso si misura con una maggiore soddisfazione professionale e un grande riscontro da parte dei pazienti.
Le misure di welfare, con particolare attenzione al sostegno della genitorialità attraverso asili nido, flessibilità e conciliazione, completano un quadro di interventi che si collega alla necessità di aumentare i ruoli dirigenziali, soprattutto nelle future case di comunità. Disporre di evidenze scientifiche come quelle raccolte nei vostri articoli è importante per orientare le scelte e rappresenta un cambio di passo decisivo: gli infermieri non chiedono privilegi, ma il riconoscimento del loro contributo basato su dati concreti e risultati misurabili.



