Contatti post-dimissione: strumento utile o da ripensare?


Nel contesto delle cure post-ospedaliere, i contatti di follow-up post-dimissione (Post-discharge contacts – Pdc), in particolare quelli telefonici, sono considerati un elemento chiave per garantire la continuità assistenziale e prevenire eventi avversi. Raccomandati dagli enti regolatori e ampiamente adottati in ambito ospedaliero e territoriale, i Pdc vengono generalmente effettuati entro 3-7 giorni dalla dimissione tramite una telefonata da parte di un infermiere o di un operatore sanitario.
Ma questa pratica produce davvero i risultati attesi?
Una recente revisione sistematica con metanalisi, pubblicata su Annals of Internal Medicine e finanziata dal Department of Veterans Affairs statunitense, ha esaminato 13 studi (di cui 11 randomizzati) condotti tra il 2012 e il 2023, coinvolgendo oltre 7.000 pazienti. Il 92% degli interventi analizzati prevedeva contatti telefonici, prevalentemente una singola chiamata entro tre giorni dalla dimissione. L’obiettivo dei ricercatori era valutare l’efficacia dei Pdc sincroni – ovvero telefonate, videochiamate o visite domiciliari – nel ridurre le riammissioni ospedaliere e gli accessi in pronto soccorso entro 30 giorni, oltre a misurarne l’impatto sulla soddisfazione dei pazienti. La revisione, di elevata qualità metodologica, ha utilizzato il sistema GRADE per classificare le evidenze, includendo un’analisi accurata del rischio di bias e dell’eterogeneità statistica.

I RISULTATI

I dati emersi sono chiari: i Pdc, erogati indistintamente a tutti i pazienti dimessi senza considerare il loro profilo clinico o sociale, non riducono né le riammissioni ospedaliere (differenza di rischio 0.00; IC 95%: –0.02-0.02) né gli accessi in pronto soccorso (0.00; IC 95%: –0.02-0.03). Anche dal punto di vista dei pazienti, l’effetto di questi interventi è risultato trascurabile, con un solo  studio che ha evidenziato un aumento della soddisfazione.
Oltre il 90% degli interventi valutati prevedeva una singola telefonata, spesso non strutturata e raramente integrata in percorsi assistenziali complessi. Inoltre, nessuno degli studi inclusi ha testato
modalità digitali alternative, come l’uso di app dedicate, strumenti di messaggistica o chatbot.

IMPLICAZIONI PER LA GOVERNANCE SANITARIA

I Pdc sono spesso considerati interventi a basso costo e ad alta accettabilità, ma questa revisione solleva dubbi sulla loro reale efficacia se applicati in modo universale e non personalizzato. La loro
limitata capacità di gestire la complessità della transizione di cura dall’ospedale al territorio suggerisce la necessità di un ripensamento del modello.
Interventi multifattoriali, come follow-up ambulatoriali precoci, un maggiore coordinamento tra i medici prescrittori e il coinvolgimento attivo dei caregiver, potrebbero essere più efficaci, sebbene più onerosi e complessi da implementare.
Investire nei Pdc può quindi ancora avere  senso, ma solo se questi strumenti sono inseriti in un contesto più ampio e strutturato, con un’attenta selezione dei pazienti che ne possono realmente beneficiare. Per garantire una presa in carico efficace non basta una semplice telefonata: è necessaria la creazione di percorsi integrati ospedale-territorio in cui il medico di base, le case della comunità e gli infermieri di famiglia svolgano un ruolo attivo e concreto.  È qui che si gioca la vera sfida per ridurre le riammissioni e migliorare gli esiti clinici.

Fonte Boggan JC, Sankineni S, Dennis PA et al. Effectiveness of synchronous postdischarge contacts on health care use and patient satisfaction. A systematic review and meta-analysis. Ann Intern Med 2025; 178: 229-240