Offrire alle donne non solo terapie oncologiche di eccellenza, ma anche una presa in carico delle conseguenze faticose della malattia, rafforzando l’evidenza scientifica delle terapie integrate: è questo l’obiettivo del Centro di ricerche e terapie integrate nei tumori del seno, recentemente inaugurato al Policlinico Gemelli di Roma e diretto da Riccardo Masetti.
A colloquio con Riccardo Masetti
Già direttore del Centro di Senologia del Policlinico Gemelli e direttore del Centro di ricerche e terapie integrate nei tumori del seno; fondatore della Fondazione Komen Italia
Professor Masetti, a lei si deve il merito di aver portato in Italia ormai 24 anni fa la più importante organizzazione no profit dedicata alla lotta ai tumori del seno negli Stati Uniti, la Susan G. Komen. Quali sono, secondo lei, i principali bisogni non soddisfatti delle pazienti oncologiche che avete saputo intercettare svolgendo il vostro ruolo di intermediazione tra la cittadinanza e il mondo della sanità pubblica?
Mi occupo da più di quarant’anni delle azioni di contrasto ai tumori del seno in campo clinico attraverso le attività che realizziamo presso il Policlinico Gemelli dove, secondo gli ultimi dati dell’Agenas, abbiamo operato nel 2023 più di 1.400 donne con tumore del seno, collocandoci al secondo posto dopo l’Istituto europeo di oncologia di Milano, tra tutte le Breast unit italiane.
Sul versante della fondazione Komen Italia, 25 anni fa ho portato in Italia un progetto nato negli Stati Uniti, creando il primo gruppo di collaborazione internazionale con la Fondazione Susan G. Komen. Questa fondazione è la più grande organizzazione no profit al mondo che si occupa delle azioni di contrasto ai tumori del seno, creata da Nancy Brinker in memoria della sorella. Ha sede a Dallas e la Komen Italia è stata il loro primo affiliato internazionale. Nel maggio del 2000 abbiamo portato per la prima volta in Italia, al Circo Massimo di Roma, il loro evento simbolo che è la Race for the cure, una mini-maratona di cinque chilometri e una passeggiata di due chilometri, caratterizzate dal fatto che le donne con tumore del seno scelgono di rendersi visibili indossando una maglietta rosa. È stato un successo molto più grande di quello che immaginavamo già dalla prima edizione, quando speravamo di avere almeno 2.000 iscritti e invece ne abbiamo avuti quasi 6.000! Quest’anno abbiamo avuto l’onore di celebrare questa iniziativa insieme al Presidente della Repubblica, che ci ha ricevuto al Quirinale e ha dato avvio al Circo Massimo alla 25ª edizione di Roma, alla quale hanno partecipato quasi 150.000 persone.
Come è accaduto negli Stati Uniti, anche in Italia siamo riusciti, attraverso la testimonianza coraggiosa di quelle che noi chiamiamo “le donne in rosa”, a cambiare in parte la cultura, il modo di affrontare questa malattia, a rompere la paura e il silenzio, e a sostituirlo con la condivisione, che è una forza e una medicina molto potente per chi vive questa esperienza difficile che coinvolge circa 56.000 donne all’anno in Italia. Con la Komen in questi anni abbiamo raccolto quasi 30 milioni di euro per avviare tanti progetti: abbiamo dato premi di studio a quasi 200 giovani ricercatori e clinici per aiutarli a rimanere in Italia, abbiamo aiutato alcune associazioni a mettere in gioco le loro idee e abbiamo messo in atto un progetto che si chiama Carovana della prevenzione. Si tratta di sette unità mobili che girano per tutta l’Italia per portare gratuitamente esami di prevenzione. Grazie a questa iniziativa, oltre a sensibilizzare la popolazione sull’importanza di sottoporsi ai controlli, si offre la possibilità di eseguirli gratuitamente, soprattutto nei casi di donne che vivono in condizioni di fragilità sociale e che altrimenti questi esami non riuscirebbero a farli. Da quando abbiamo iniziato questo progetto abbiamo offerto controlli di prevenzione a più di 300.000 donne.
Con la creazione del Centro Komen Italia per i Trattamenti Integrati in Oncologia, in collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, siete stati tra i primi a sostenere in Italia l’importanza di affiancare al percorso di cura tradizionale quello delle terapie complementari, spesso privilegio per poche. Perché ritenete sia importante garantire a tutte le donne questa possibilità?
Nel Centro Komen Italia per i trattamenti integrati in oncologia, situato presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, abbiamo iniziato più di 15 anni fa un percorso per offrire alle donne, che si confrontano con un tumore del seno, non solo terapie oncologiche di eccellenza, ma anche una presa in carico delle conseguenze faticose della malattia. Sviluppare un tumore del seno, proprio per la sua valenza particolare di simbolo della maternità e della fecondità, è per una donna un’esperienza diversa rispetto a quella di contrarlo in un altro organo, e che crea problemi complessi. Prima di tutto quelli oncologici, legati alla peculiarità di questo tumore, sotto il cui nome oggi sappiamo che si riuniscono cinque o sei tipi di malattie con caratteristiche diverse nel modo in cui si presentano, nel loro andamento, nelle terapie che richiedono e nei livelli di preoccupazione che suscitano. Oggi, nell’era della medicina personalizzata, cerchiamo di capire caso per caso le peculiarità di ogni singolo tumore per scegliere il percorso di cura oncologica più efficace e le terapie meno faticose. Abbiamo osservato però che tante donne guariscono dalla malattia oncologica senza ricevere il sostegno necessario per superare l’impatto negativo che la malattia ha sulla loro vita personale, relazionale e familiare. Non riescono a tornare pienamente a una vita normale perché rimane dentro di loro una ferita dovuta alla paura, all’incertezza, alla difficoltà di programmare il futuro: emozioni che non avrebbero ragione di esistere poiché la malattia è stata risolta, ma che rimangono come segno dell’impatto globale che la malattia ha sulla persona. Dunque, la presa in carico di una paziente con tumore del seno deve necessariamente consistere nell’offerta di cure oncologiche, ma anche di terapie integrate. Si tratta di mettere insieme e offrire al meglio queste due risorse terapeutiche garantendo a queste donne dei trattamenti complementari scientificamente validati, che possono aiutarle a migliorare lo stato di benessere psicologico durante e dopo le terapie.
Inoltre, è stato dimostrato che queste terapie integrate possono ridurre gli effetti collaterali delle terapie oncologiche tradizionali, che spesso sono così invalidanti da non permettere a una donna di completarle. Infine, le terapie complementari hanno una funzione di prevenzione terziaria poiché possono ridurre il rischio che corre ogni donna che ha sviluppato un tumore del seno di ammalarsi di nuovo, e questo si ottiene attraverso un miglioramento degli stili di vita. Nel centro Komen Italia prevediamo nella nostra offerta terapeutica anche questi trattamenti.
È stato un percorso graduale, la cui realizzazione è dipesa dalle risorse economiche disponibili. Dal momento che attualmente questi trattamenti non vengono riconosciuti come terapie, non è previsto un rimborso regionale per l’erogazione di questo servizio. Abbiamo dovuto quindi trovare i finanziamenti necessari per poterli offrire alle pazienti e in questo ci è venuta incontro la Fondazione Komen, grazie alla quale abbiamo raggiunto quello che noi consideriamo un obiettivo fondamentale: fare in modo non solo che la malattia non ci sia più, ma anche che la rielaborazione dell’esperienza di malattia, anziché lasciare una ferita, aggiunga qualcosa, rafforzi le qualità personali e sia un punto di ripartenza che renda più forti invece che più fragili, perché si è imparato a rielaborare le priorità nella propria vita, a navigare attraverso un’esperienza difficile, attenuando le ferite. Grazie alla sinergia virtuosa che si è creata con la Fondazione Komen abbiamo rafforzato a poco a poco questo modello che si sta espandendo gradualmente, non solo nell’offerta di queste terapie ma anche nel loro studio e nella loro validazione scientifica tanto che ora esiste un master universitario che ha già diplomato circa 50 specialisti in terapie integrate.
Tutte le pazienti curate al Gemelli per un tumore al seno possono accedere a questo centro?
Sì, tutte le pazienti che prendiamo in cura transitano da qui, per fare delle valutazioni sul loro stato nutrizionale e sul livello di attività fisica che svolgono. Così come raccogliamo la loro storia clinica, in questo centro facciamo un’analisi attenta delle caratteristiche del loro stile di vita e per tutte prevediamo sedute con gli psico-oncologi. Chi lo desidera può poi usufruire dello spazio che abbiamo creato all’esterno, ristrutturando delle terrazze nelle quali abbiamo realizzato un giardino terapeutico dove le pazienti in trattamento clinico possono respirare un’aria diversa da quella dell’ospedale. All’interno del centro si svolgono anche corsi di Qi Gong, yoga e mindfulness. Man mano che il centro viene conosciuto aumenta anche la richiesta da parte delle pazienti e di pari passo cerchiamo di migliorare i servizi che offriamo, che non dovrebbero essere considerati degli extra ma dovrebbero diventare il modello di cura ottimale. Con il tempo anche altre strutture ospedaliere hanno compreso il valore delle terapie complementari e se ne fanno carico, ma noi siamo stati pionieri in questo.
È di settembre l’annuncio della nascita del Centro Universitario di Ricerca e Formazione sulle Terapie Integrate nelle neoplasie mammarie (CERITIN) in collaborazione con la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, di cui lei è direttore. Quali sono gli obiettivi di questo centro?
Il CERITIN è nato con l’obiettivo di aiutare a rafforzare l’evidenza scientifica, per sottolineare l’importanza delle terapie integrate e fare in modo che non restino nella mente di tanti oncologi come delle appendici, ma che invece siano parte del lavoro e dei servizi che offre qualsiasi Breast unit in Italia. È un centro di ricerca che ha una valenza universitaria e che è riconosciuto dalla nostra stessa università come un asset determinante perché aggiunge dei filoni di ricerca meritori. La missione dell’università è di offrire formazione, ricerca e cura. E lo statuto di questo centro prevede proprio il rafforzamento delle iniziative educative.
Nel comitato direttivo abbiamo incluso molti colleghi specializzati in altre discipline oncologiche, in modo che capiscano che questo modello deve essere offerto a tutti i pazienti oncologici, indipendentemente dal tipo di tumore. Ci auguriamo quindi che l’ospedale, nei suoi sviluppi futuri, investa sempre di più perché a questo servizio siano riservati spazi sempre più ampi. Intanto noi stiamo facendo un percorso virtuoso, dedicandoci con passione e intelligenza strategica nei limiti di quello che le risorse economiche ci permettono di portare avanti, facendo breccia in una mentalità che queste terapie non le ha mai considerate. Già esiste il master di primo livello presso la nostra università e si organizzano numerosi convegni e seminari. Il prossimo passo, in virtù del fatto che c’è un centro di ricerca che lo può promuovere, è creare un master di secondo livello, di specializzazione più alta, e dare maggiore impulso alle attività, non solo per incrementarle numericamente, ma per offrire loro uno standing più alto.
Intervista a cura di Federica Ciavoni
Da CARE 6 2024



