EPIDEMIOLOGIA DEI TUMORI, IL TREND ATTUALE
La prevalenza dei tumori nella popolazione generale è tradizionalmente più elevata negli adulti al di sopra dei 50 anni, eppure già da qualche anno gli epidemiologi hanno registrato una crescita ‘anomala’ di alcune neoplasie negli individui under 50. Nel 2023 l’allarme ha ricevuto una prima autorevole conferma in uno studio pubblicato su BMJ Oncology che segnalava, sulla base del Global Burden of Disease del 2019 (il report che cataloga periodicamente le cause di mortalità e disabilità in tutto il mondo), un aumento dell’80% delle diagnosi di tumori ad esordio precoce rispetto al 1990. Questi numeri riguardavano l’incidenza di 29 diversi tumori in 204 nazioni.

Fra le sedi tumorali prese in esame, il cancro della mammella era il più comune fra gli under 50, ma quelli in cui l’aumento appariva più significativo erano i tumori della prostata e del naso-faringe. Al contrario, le diagnosi di tumore al fegato ad esordio precoce facevano registrare una netta diminuzione rispetto ai primi anni novanta.
Parallelamente è stata osservata anche una crescita della mortalità: rispetto al 1990, i decessi per tumori negli under 50 sono aumentati del 28%, con circa un milione di morti nel 2019. In questo caso, i responsabili principali erano il tumore al seno, ai polmoni e all’apparato digerente (stomaco e intestino).
Se, in generale, i tassi più elevati di tumori a esordio precoce si registrano nelle aree ad alto reddito – Europa occidentale, Nord America, Australia – la mortalità, al contrario, tende per lo più ad essere maggiore nei paesi a basso e medio reddito, indicando probabilmente la minore disponibilità di risorse e innovazioni terapeutiche in queste zone del mondo. Né stupisce che disabilità e mortalità causate da tumori a esordio precoce nei paesi a basso e medio reddito risultino nettamente superiori nel sesso femminile, laddove nei paesi ricchi la situazione tra i due sessi tende a bilanciarsi.*
LO STUDIO AMERICANO
Questo trend preoccupante ha appena ricevuto un’ulteriore convalida da un team di ricercatori nord-americani il cui studio, pubblicato su Lancet Oncology, si basa sulle diagnosi di 34 tipi di cancro in oltre 23 milioni di pazienti e sui dati di mortalità (7.348.137 decessi per 25 tipi di cancro) in individui di età compresa tra 25 e 84 anni estratti dai registri dei tumori statunitensi. Per l’analisi, gli studiosi hanno calcolato i rapporti di incidenza specifici per ogni coorte di nascita, separando i periodi con intervalli di cinque anni, dal 1920 al 1990.
È emerso così che i tassi di incidenza sono aumentati per ogni gruppo di nascita successivo al 1920 per 8 dei 34 tipi di cancro. In particola- re, il tasso era circa due-tre volte più alto nella coorte di nascita del 1990 rispetto a quella del 1955 per i tumori del pancreas, del rene e dell’intestino tenue, sia nei maschi che nelle femmine. Inoltre, i tassi di incidenza sono aumentati nelle coorti più giovani e calati nei gruppi di nascita più anziani, per 9 tumori, tra cui il cancro al seno, dell’utero, del colon-retto e i tumori gastrici. Insieme al numero di casi, tra le generazioni più giovani cresce anche la mortalità per i tumori dell’utero, della cistifellea, dei testicoli e del colon-retto.
Degno di nota, infine, è che 10 su 17 cancri con incidenza aumentata nelle coorti più giovani sono correlati all’obesità. Fra questi, il cancro di colon-retto, rene, colecisti, utero, pancreas, ovaio, fegato e vie biliari, a dimostrazione che un errato stile di vita e quindi un’aumentata esposizione a fattori di rischio ambientali e comportamentali in età precoce potrebbero essere alla base del trend emergente nelle nuove generazioni.
Tuttavia, come avvertono prudentemente gli autori, restano ancora diverse variabili in gioco da chiarire, poiché non tutte le nuove diagnosi possono essere correlate alla diffusione degli screening o a fattori di rischio esterni.
CONCLUSIONI
Se il tasso di mortalità per cancro negli Stati Uniti è sceso di un terzo a partire dal 1991 grazie alla riduzione del fumo, a cure più efficaci e agli screening per la diagnosi precoce, l’aumento dei tumori nella cosiddetta generazione X (nati tra il 1965 e il 1980) e tra i millennial (1980-1994) minaccia seriamente di frenare i progressi ottenuti nella lotta al cancro. È accaduto così che nel 2019 un quinto dei nuovi malati di cancro del colon-retto negli Usa avesse meno di 55 anni (dato quasi raddoppiato rispetto al 1995) e che i pazienti più giovani spesso ricevessero la diagnosi quando il tumore era in fase avanzata, sicché paradossalmente i tassi di mortalità per questo tumore tra gli over 65 stanno diminuendo, mentre crescono negli under 50.
Giancarlo Bausano
Da CARE 6, 2024
Fonte Sung H, Jiang C, Bandi P et al. Differences in cancer rates among adults born between 1920 and 1990 in the USA: an analysis of populationbased cancer registry data. Lancet Public Health 2024; 9: e583-593



