Anziani ‘tecnologici’ e in salute possono far crescere tutta la società


Tutelare la salute degli anziani, utilizzare la telemedicina e il digitale per assisterli meglio sul territorio e fornire tutele, occasioni e stimoli a questo esercito ‘color argento’ che già conta 14 milioni di italiani. Questi i punti forti della legge 33 del 2023, nata dal lavoro avviato nel 2020 dalla Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana voluta dal Ministero della salute e presieduta da Monsignor Vincenzo Paglia.

A colloquio con Monsignor Vincenzo Paglia
Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio

Monsignor Paglia, a che punto siamo con la legge sulla salute degli anziani? Come ha già iniziato a modificare lo scenario e cosa manca perché incida in modo più profondo?

La legge è nella sua fase di sperimentazione, come del resto previsto dalla stessa normativa. Stiamo iniziando a portare l’applicazione dell’assistenza integrata nel territorio, partendo da alcuni comuni nel Lazio, in vista di una prima valutazione per eventuali correzioni di rotta. Lo scenario è mutato, a mio avviso, proprio con la legge. Si parla di più di anziani, delle loro necessità, dei loro bisogni. E, soprattutto, si comincia a parlare finalmente di integrazione. In Italia noi anziani (sono anziano anche io, evidentemente) siamo un popolo di quasi 14 milioni di persone. Non siamo invisibili, non dobbiamo scomparire. Ci siamo, anzi le persone anziane formano una delle spine dorsali della società. Il diritto all’assistenza integrata sul territorio, a casa propria, il dovere della comunità, dello Stato, di prendere in carico le persone, è una questione di civiltà. Ed è anche un risparmio, come abbiamo dimostrato al Parlamento e al governo, perché assistere sul territorio secondo le modalità della legge 33, produce consistenti risparmi per tutto il Servizio sanitario nazionale.

Restando sugli aspetti sanitari, uno dei punti chiave è rappresentato dal digitale, dalla telemedicina, dai dispositivi medici e dalle app. Come utilizzarli per migliorare l’aderenza alle terapie e la salute fisica e mentale degli anziani?

È proprio, come dicevo, un’assistenza integrata, intelligente, tecnologica, quella che consente di effettuare dei risparmi notevoli. E ha il vantaggio di monitorare costantemente le persone sul territorio, soprattutto nei piccoli centri o nelle zone più isolate. Monitorare dal punto di vista sanitario è importante per far seguire correttamente le terapie e ottenere, allo stesso tempo, anche il risultato che le persone non si sentano sole o abbandonate. Certo è necessario impegno, anche per preparare ed educare i nostri anziani ad entrare nel mondo della tecnologia. Ma è una tecnologia per umanizzare la vita quotidiana, non per snaturarla. Quindi la telemedicina è uno strumento importante di prossimità e fa sentire la persona anziana più seguita e tutelata.

Nella riforma che lei ha guidato con il Ministero della salute c’è anche attenzione ai caregiver. Cosa va fatto per loro?

La legge prevede la figura del caregiver e qui si aprono straordinarie opportunità di lavoro, di assistenza, di contatto tra le persone. Serviranno almeno centomila figure professionali per l’assistenza alle persone anziane. La loro formazione è naturalmente essenziale, ma pensiamo a quanto spazio si potrà creare dal punto di vista sociale e lavorativo . Inoltre, queste figure professionali riconnettono le persone anziane ai loro territori e, quando si tratta di giovani, dare loro opportunità di lavoro ‘a casa propria’ vuol dire intervenire sul fenomeno dello spopolamento dei territori da parte di chi si sposta per trovare un lavoro. La legge ripensa il sistema di assistenza, che oggi porta l’Italia all’avanguardia della sanità in Europa, e ha ricadute positive in diversi ambiti. Dobbiamo avere cura di questi aspetti.

Un nuovo termine sta iniziando a circolare con insistenza: ageismo. Come si contrasta?

La Commissione che ho presieduto, insediata nell’immediato post-pandemia dal Ministro per la salute Roberto Speranza, e poi la Commissione governativa a Palazzo Chigi con il governo Draghi, ha prodotto, prima della legge, un documento di intenti: la Carta per i diritti degli anziani e i doveri della comunità. È il punto fondamentale: l’avanzare dell’età non produce scarto, disprezzo, emarginazione. L’età che avanza – e riguarda tutti, prima o poi – è una risorsa per sé stessi, per la società, per tutti gli ambienti di vita, per le famiglie. Quindi altro che ageismo, non possiamo ridurre a scarto un popolo di 14 milioni di persone. La legge 33 si occupa di assistere, integrare e tutelare persone vere, reali, concrete. Non siamo 14 milioni di numeri, ma 14 milioni di persone.

In conclusione, lei usa spesso un’immagine molto efficace: con il baby-boom del dopoguerra ci siamo dovuti “inventare l’infanzia” in termini di servizi e di socialità. Ora dobbiamo inventarci servizi e socialità per “l’età grande”. Come si immagina la vita degli over 65 tra 15 anni?

La immagino come un palazzo di quattro piani, con bambini, giovani, adulti, anziani. Ma è un palazzo con scale e ascensori, tante scale e tanti ascensori, perché ci siano contatti e dialogo tra le diverse generazioni. Siamo davanti a un fenomeno nuovo e inedito nella nostra storia: 14 milioni di anziani da un lato e denatalità dall’altro. Occorrono politiche di ampio respiro e lungimiranti. Ma soprattutto non bisogna ghettizzare nessuno. Gli anziani hanno un ruolo da svolgere nel dialogo, nel sostegno alle famiglie, nella società. Non si è attivi solo lavorando o preparandosi al lavoro con lo studio. Si è sempre attivi, contribuendo alla crescita della società. È un progetto, è una visione d’insieme.

Intervista a cura di Cesare Buquicchio

Già vescovo di Terni, poi arcivescovo, Monsignor Vincenzo Paglia è stato promotore della Rome Call per un’etica della robotica e dell’intelligenza artificiale. Nel 2020 è stato nominato dal Ministro della salute del governo italiano presidente della Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, il cui lavoro ha portato all’approvazione della legge 33 del 2023 che disciplina le politiche per l’invecchiamento attivo, la promozione dell’autonomia, la prevenzione della fragilità, l’assistenza e la cura delle persone anziane anche non autosufficienti. Attualmente è Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio.

 

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Da CARE 4-5, 2024