Grandi cambiamenti in vista negli Stati Uniti. Forse più di quanto ci si aspettasse. L’amministrazione Trump ha nel mirino l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): firma (per la seconda volta) l’uscita del proprio Paese dall’istituzione sovranazionale (anche se potrebbe ripensarci). Ovviamente, però, il bersaglio principale è l’organizzazione sanitaria interna al Paese. Di seguito una conversazione tra Antonio Addis (AA) – ricercatore del Dipartimento di epidemiologia del Ssr del Lazio Asl Roma 1 e per molti anni componente della Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco – e Luca De Fiore (LDF) – direttore del Pensiero Scientifico Editore e past president della Associazione Alessandro Liberati, centro affiliato alla Cochrane.
LDF: “Viviamo in tempi interessanti”: la maledizione cinese (attualizzata da Slavoj Žižek) sta diventando una preoccupazione. L’anno è iniziato all’insegna della furia del nuovo presidente degli Stati Uniti che, oltre all’Oms, ha nel mirino diverse agenzie sanitarie, a cominciare dai National institutes of health (Nih), che gestiscono circa 40 miliardi di dollari e informano il lavoro di qualcosa come 300.000 scienziati e ricercatori in 2.500 università e altri istituti di ricerca. L’ex candidato alla presidenza Robert F. Kennedy Jr potrebbe essere nominato alla guida del Department of health and human services (Hhs), agenzia madre dei Nih, e Jay Bhattacharya, professore di medicina e politica sanitaria all’Università di Stanford, è forse il principale candidato alla direzione dei Nih. Quest’ultimo è tra i promotori della Great Barrington Declaration, che consigliava un approccio diverso al contenimento della pandemia covid-19, con la protezione localizzata delle persone più vulnerabili (anziani, persone immunodepresse, ecc.) per salvaguardare il lavoro della popolazione attiva e, soprattutto, dare continuità all’istruzione di bambini e adolescenti. Viene da pensare – soprattutto a distanza di tempo dalla tragedia del covid-19 – che queste misure proposte fossero quasi più “di sinistra” rispetto al lockdown generalizzato. È uno dei segni che fanno pensare ad una fase della Storia in cui il riconoscersi in una visione del mondo sociale e politica è meno importante di un tempo. A farla breve, l’appartenenza a categorie come Destra e Sinistra è messa in discussione. Cosa ne pensi?
AA: I segnali che possiamo registrare da queste prime mosse della nuova governance sanitaria americana a me appaiono in qualche modo inquietanti ma anche contradditori. Nella stanza dei bottoni entrano delle menti molto critiche ma con approcci molto differenti fra loro. In pratica, a parte la comunanza per essere stati dei fieri antagonisti delle posizioni di Anthony Fauci, i nomi che citi in un caso fanno riferimento al negazionismo antiscientifico e dall’altro al bisogno di basare ogni decisione e intervento in sanità pubblica su dati robusti e sulla ricerca. Il tema della Destra e della Sinistra come categorie di giudizio per decidere su qualsiasi discussione, anche la più tecnica, è proprio di una visione che definirei decadente, a cui piace iper semplificare. Nell’impossibilità di riuscire a gestire la complessità ce la caviamo, anche nelle scelte mediche, polarizzando le opzioni: bianco-nero, uomo-donna, destra-sinistra e così via.
LDF: Se avessimo avuto dei dubbi, durante la pandemia, che “ne saremmo usciti migliori”, penso che quello che abbiamo di fronte oggi dia una risposta chiara. Però, è difficile negare che oltre agli errori inevitabili dovuti all’incertezza e alla mancanza di conoscenza che ha condizionato l’agire negli anni 2020 e 2021, si siano aggiunti degli errori evitabili di comunicazione e direi di trasparenza che hanno compromesso la credibilità di alcune funzioni ed enti in ambito sanitario e scientifico. Ora l’approccio è quasi inquisitorio, laddove sarebbe stata un’occasione preziosa per un esercizio di “lesson learning” al quale avrebbero dovuto partecipare tutti, sia chi governava il Paese, sia chi era all’opposizione in quegli anni: non credi?
AA: Anche io rimango particolarmente colpito dal fatto che personalità molto diverse tra loro e che si sono trovate su posizioni molto differenti alla fine decidano di utilizzare lo stesso linguaggio, privo di dubbi e incertezze e molto aggressivo. Questo lo si è fatto ai tempi della pandemia sui vaccini e lo si fa ora con la caccia alle streghe. Tutto ciò non sembra preannunciare niente di buono. Ogni cambiamento di amministrazione porta con sé la legittima speranza per alcuni di modificare e aggiornare le traiettorie e le scelte fatte fino ad allora. Quello che sta succedendo però è qualcosa di diverso. Si respira un clima vendicativo, in cui sembra prevalere la logica del “non si fanno prigionieri”, che ha a che fare con le cose che vengono smantellate, con i progetti interrotti o i finanziamenti revocati. Non è ancora per niente chiaro quale sia l’alternativa. Ad esempio, è chiaro a tutti l’ordine esecutivo degli Usa di ritirarsi dall’Oms o dagli accordi sul clima di Parigi. Quale sarà però il nuovo approccio per governare i temi globali di salute o climatici della nazione più ricca del mondo non è dato di sapere.
LDF: A proposito dell’emergenza climatica, questo approccio più disincantato alla politica sanitaria suggerisce a persone come Batthacharya di esprimersi per un superamento – non saprei come meglio definirlo – della cancel culture nelle università statunitensi. E la preoccupazione aumenta pensando che questo cambiamento di rotta è stato associato da Batthacharya alla libertà di esprimersi sul cambiamento climatico. “Libertà di espressione” che viene contraddetta da un’altra disposizione che va in senso contrario: un portavoce dell’Hhs ha dichiarato che “l’Hhs ha deciso di sospendere le comunicazioni al pubblico e le apparizioni pubbliche che non siano direttamente collegate alle emergenze o a situazioni critiche per preservare la salute. Si tratta di una breve pausa per consentire al nuovo team di istituire un processo di revisione e definizione delle priorità. Sono previste eccezioni per gli annunci che le divisioni dell’Hhs ritengono critici per la missione, ma saranno fatte caso per caso”. Nella tua esperienza, in che misura le modalità di comunicazione di un’istituzione sono una ‘spia’ dei suoi obiettivi?
AA: Nella mia modesta esperienza all’interno dell’amministrazione pubblica le cose peggiori in termini di interruzioni di servizio di informazioni sono sempre cominciate con un provvedimento ‘temporaneo’. Ricordo con tenerezza l’ingenuità di quando abbiamo tutti creduto che, ad esempio, l’attività di informazione sui farmaci svolta tra gli anni 2002 e 2009 da parte dell’Agenzia italiana del farmaco attraverso bollettini, formulari e programmi di formazione a distanza subisse semplicemente una breve pausa di ripensamento. Allora non è stato così: tutto il lavoro di informazione e dialogo sui farmaci con e tra i professionisti sanitari è stato cancellato. Anche in questo caso però mi chiedo: qual è l’urgenza di interrompere la comunicazione prima di chiarire quale sarà il nuovo processo di revisione e le nuove priorità?
LDF: Un’altra agenzia sanitaria nel mirino della nuova amministrazione è la Food and drug administration (Fda). Kennedy l’ha accusata di aver sabotato l’approvazione di “psichedelici, peptidi, cellule staminali, latte crudo, terapie iperbariche, composti chelanti, ivermectina, idrossiclorochina, vitamine, cibi puliti, sole, esercizio fisico, nutraceutici e qualsiasi altra cosa che faccia progredire la salute umana e non possa essere brevettata dall’industria farmaceutica”. Viene da chiedersi se ci sia da aspettarsi una reazione da parte delle industrie, che pure non hanno risparmiato finanziamenti a Trump durante il periodo della sua candidatura.
AA: Sarà molto interessante seguire quanto accade e sta per accadere. Si tratta di capire quali saranno le regole del gioco. Al contrario della vulgata generale, la qualità e i criteri con cui si determinano queste regole sui farmaci segnano la cifra di un’agenzia regolatoria ancora più dei tempi con cui si approvano i nuovi farmaci. Tutto ciò avrà una ripercussione immediata anche sugli enti regolatori del resto del mondo. Sta già avvenendo ora. Con la nuova legge in bilancio anche il nostro Paese ha deciso di rivedere i termini con cui un farmaco viene valutato innovativo, semplicemente nuovo o non innovativo. Non sono sicuro che tutto ciò corrisponda a una buona notizia per le case farmaceutiche che hanno effettivamente investito su medicinali che portano un reale valore terapeutico aggiunto.
LDF: Con Donald Trump che si è assicurato un secondo mandato presidenziale e il suo partito che ha preso il controllo del Senato, l’industria farmaceutica statunitense entra in un periodo che potrebbe portare sia continuità sia cambiamenti nei prossimi quattro anni. Dopo il voto, quali sono secondo te le questioni che potenzialmente potrebbero agitare il settore nei prossimi anni?
AA: Nella storia della medicina il posizionamento verso l’alto degli standard di riferimento ha sempre prodotto delle innovazioni importanti. Ciò però è stato possibile attraverso il confronto, la contaminazione, il dibattito, anche acceso. A mio avviso la cancel culture da una parte, così come il negazionismo dall’altra, offrono approcci assertivi e autoreferenziali che mal si adattano alla crescita della massa critica necessaria per individuare le vere innovazioni, anche in ambito farmaceutico.
Intervista a cura di Luca De Fiore



