Il diabete di tipo 2 (T2D) è una malattia fortemente influenzata dalla povertà e dal razzismo strutturale. Negli ultimi due decenni, un’incidenza in rapido aumento del T2D a esordio giovanile, in particolare tra indiani d’America o nativi dell’Alaska, asiatici, neri e ispanici, ha evidenziato l’urgente necessità di prevenire l’insorgenza di questa grave malattia che, nell’80% degli individui, porta ad almeno una complicanza microvascolare entro il terzo-quarto decennio di vita. La prevalenza del prediabete a esordio giovanile è più che raddoppiata negli ultimi 20 anni ed è ora presente nel 28% degli adolescenti statunitensi e nel 40% degli adolescenti obesi e risulta più comune tra i giovani appartenenti a minoranze razziali ed etniche. Anche i determinanti sociali della salute (accesso e qualità di istruzione e assistenza sanitaria, stabilità economica e contesto sociale) svolgono un ruolo fondamentale nella prevalenza del prediabete. Un gruppo di medici e ricercatori afferenti al Center for Pediatric Research in Obesity and Metabolism dell’University of Pittsburgh School of Medicine ha valutato le differenze nella prevalenza del prediabete per determinanti sociali e razza/ etnia in un campione rappresentativo a livello nazionale di adolescenti americani potenzialmente idonei allo screening del T2D, in base all’età e alla classificazione basata sull’indice di massa corporea (Body Mass Index – BMI).
LO STUDIO
È stato condotto uno studio trasversale che ha incluso giovani di età compresa tra 12 e 18 anni con BMI pari o superiore all’85° percentile con misurazioni dei livelli di emoglobina A1c (HbA1c) disponibili nelle indagini biennali del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un ampio programma condotto dal Centro nazionale per le statistiche sanitarie che raccoglie indagini demografiche, socioeconomiche e sanitarie. I determinanti sociali considerati sono sicurezza alimentare, reddito familiare e assicurazione sanitaria. Il prediabete è stato definito solo dal livello di HbA1c a causa del campione molto esiguo di adolescenti con livelli di glucosio a digiuno e della potenziale non rappresentatività di questa piccola sottopopolazione. Utilizzando i criteri dell’American Diabetes Association, livelli di HbA1c compresi tra il 5,7% e il 6,4% sono considerati coerenti con il prediabete; valori superiori identificano una condizione conclamata di diabete.
Le associazioni tra ciascun determinante sociale e la prevalenza del prediabete sono state studiate tramite modelli di regressione logistica multivariata.
RISULTATI
Dei 4.522 partecipanti inclusi nello studio, 1.563 hanno un BMI pari o superiore all’85° percentile per età e sesso, una misurazione del livello di HbA1c disponibile e uno stato di diagnosi di diabete segnalato.
Il campione ha un’età media di 15,5 anni (IC 95%: 15,3-15,6) e un punteggio BMI di 1,77 (IC 95%: 1,74-1,80). Il campione è equamente distribuito tra maschi e femmine, circa la metà è di razza bianca. Un livello elevato di HbA1c (≥5,7%) risulta presente nell’8,5% dei casi (IC 95%: 6,9%-10,4%), ma varia in base alla razza e all’etnia, con la percentuale maggiore negli asiatici (14,3%; IC 95%: 8,8%-22,4%) e neri (24,5%; IC 95%: 19,4%-30,7%), seguiti da giovani messicani americani (9,7%; IC 95%: 5,9%-15,8%), altri ispanici (7,9%; IC 95%: 4,6%-13,3%), coloro che si identificano in più di una razza o in razze diverse dalla propria (6,6%; IC 95%: 2,9%-14,1%) e giovani bianchi (3,1%; IC 9%: 1,9%-4,9%).
L’insicurezza alimentare è stata segnalata dal 41,0% (IC 95%; 37,6%- 45,5%) dei giovani in generale, più della metà ha dichiarato di non avere copertura assicurativa sanitaria privata (nessuna assicurazione, 10,2%; IC 95%: 8,4%-12,4%; assicurazione pubblica, 43,2%; IC 95%: 39,4%-46,9%, circa un terzo (35,6%; IC 95%: 31,6%-39,8%) ha riportato un basso reddito familiare (rapporto reddito/povertà <130%). La prevalenza del prediabete è del 4,1% (IC 95%: 0,7%-7,5%) più alta tra i giovani provenienti da famiglie con insicurezza alimentare rispetto a quelli con sicurezza alimentare. Allo stesso modo, la prevalenza del prediabete è del 5,3% (IC 95%: 1,6%-9,1%) più alta tra i giovani con assicurazione pubblica rispetto a quella privata, sebbene la prevalenza non differisca significativamente tra i giovani non assicurati e quelli con assicurazione privata (4,6%; IC 95%: 1,2%-0,3%). La prevalenza del prediabete si conferma più alta del 5,7% (IC 95%: 3,0%-8,3%) tra i giovani con un reddito familiare inferiore al 130% del livello di povertà.
Aggiustando le stime per i determinanti sociali all’interno dei gruppi razziali ed etnici, si nota che l’insicurezza alimentare è associata a una prevalenza di prediabete significativamente più elevata solo tra i giovani bianchi (6,3%; IC 95%: 2,8%-9,7%). L’uso di un’assicurazione pubblica rispetto a quella privata è associato a una prevalenza di prediabete significativamente più elevata tra i giovani asiatici (32,0%; IC 95%: 15,3%-48,6%) e bianchi (7,1%; IC 95%: 3,4%-10,9%). Il basso reddito è invece associato a una prevalenza di prediabete significativamente più marcata tra i giovani neri (28,5%; IC 95%: 20,4%-36,5%) e bianchi (6,3%; IC 95%: 3,5%-9,2%).

CONCLUSIONE
I risultati dello studio sottolineano la complessità delle associazioni tra identità razziale ed etnica, esposizione a determinanti sociali avversi ed esiti sanitari. Se da un lato appare chiaro che i determinanti sociali avversi sono associati in modo differenziale alla prevalenza del prediabete in tutti i gruppi razziali ed etnici, dall’altro i risultati evidenziano che la prevalenza del prediabete è rimasta elevata anche nel contesto di determinanti sociali favorevoli tra i giovani asiatici, neri e ispanici. Questo studio sottolinea l’importanza di utilizzare fattori sociali, che sono modificabili, per ridurre il rischio di diabete negli adolescenti rispetto a caratteristiche personali non modificabili, come la razza e l’etnia. È questo il motivo per cui numerose linee guida mediche si stanno allontanando dall’uso esclusivo della razza e dell’etnia per determinare gli standard di cura e di screening, poiché possono esacerbare le disparità invece di ridurle. Invece, adattare i programmi di screening in base all’esposizione a fattori di rischio, e non alla razza, potrebbe fornire migliori strumenti di identificazione di popolazioni pediatriche a rischio di diabete.
Letizia Orzella
Direzione regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria, Area della Prevenzione e Promozione della Salute, Regione Lazio
Fonte Harrison C, Peyyety V, Rodriguez Gonzalez A et al. Prediabetes prevalence by adverse social determinants of health in adolescents. JAMA Network Open 2024; 7 (6): e2416088



