INTRODUZIONE
L’inflazione è il tasso con cui cresce il livello dei prezzi dei beni e dei servizi. L’aumento dell’inflazione riduce il potere d’acquisto delle famiglie, rendendo i beni essenziali, come cibo e farmaci, meno accessibili, con conseguenti problemi legati alla salute. Per contrastare l’inflazione possono essere attuate politiche monetarie restrittive, che portano spesso le economie in recessione, comportando l’aumento della disoccupazione e un collasso delle finanze pubbliche. Questo potenzialmente si traduce in una diminuzione degli stanziamenti per le infrastrutture sanitarie, la ricerca medica e le iniziative di sanità pubblica, ostacolando l’accessibilità e la qualità dei servizi sanitari e influenzando indirettamente la salute della popolazione. Le ramificazioni socioeconomiche possono complicare ulteriormente tale panorama: le tensioni economiche e le conseguenti incertezze finanziarie a livello individuale possono portare a stress e problemi di salute mentale e promuovere comportamenti a rischio, come un aumento del consumo di tabacco o alcol. Allo stesso tempo, l’inflazione può ridurre il livello di istruzione e la coesione sociale, entrambi determinanti consolidati della salute e del benessere. Infine, l’inflazione accentua le disuguaglianze socioeconomiche: con l’aumento del costo della vita, le popolazioni più vulnerabili sono colpite in modo sproporzionato, intensificando le disparità sanitarie.
LO STUDIO
La revisione condotta da un gruppo di epidemiologi ed economisti sanitari tedeschi, pubblicata sul Lancet Global Health, mira a mappare le evidenze scientifiche, concentrandosi sull’interazione tra inflazione e salute, compresi i fattori di rischio legati alla salute. Sono stati consultati i principali database (MEDLINE, APA PsycINFO tramite Ovid, ASSIA tramite ProQuest, EconLIT, Business Source Complete tramite EBSCOhost e Web of Science Core) fino a marzo 2023. Sono stati inclusi documenti che esaminano la relazione tra l’inflazione e uno qualsiasi dei seguenti determinanti sanitari: fattori di rischio legati alla salute, attività fisica, stili di vita, inquinamento dell’aria, ambiente, stress, violenza, aspettativa di vita, mortalità complessiva e specifica per malattia, morbilità e benessere da specifiche malattie non trasmissibili o infettive, benessere e soddisfazione soggettivi, salute mentale e funzionamento psicosociale, salute riproduttiva e suicidio, comportamento individuale e lesioni.
RISULTATI
Sono stati identificati 8.923 articoli, 198 dei quali sono risultati eleggibili per lo screening del testo completo, effettuato il quale, gli autori hanno selezionato 81 articoli. Di questi, sono stati analizzati 66 studi empirici quantitativi che esaminano il legame tra inflazione e fattori di rischio, risultati sanitari o entrambi, spesso in più paesi. Diciannove studi hanno esaminato la relazione tra inflazione e fattori di rischio legati alla salute. Nove studi hanno esplorato la relazione tra inflazione, dieta e nutrizione, dimostrando che l’aumento dei prezzi incide negativamente sulla dieta e sulla nutrizione. L’incremento dei prezzi è associato a una riduzione della spesa alimentare, al contestuale acquisto di alimenti di qualità inferiore e a cambiamenti nella preparazione e nel consumo degli alimenti. Gli studi suggeriscono che le famiglie economicamente svantaggiate potrebbero essere maggiormente colpite da questi cambiamenti. Singoli studi hanno esaminato anche altri fattori di rischio, evidenziando come cambiamenti inattesi dell’inflazione abbiano effetti diversi sulla qualità ambientale (diminuzioni inattese dell’inflazione potrebbero aumentare le emissioni di CO2 e N2O, ma aumenti inattesi dell’inflazione potrebbero non avere un effetto duraturo su tali emissioni). Undici studi hanno esaminato la relazione tra mortalità e inflazione e quest’ultima è stata comunemente associata all’aumento dei tassi di mortalità, soprattutto nel breve termine.
Il benessere soggettivo e la soddisfazione sono stati i risultati riportati più frequentemente, esaminati in 21 studi. Anche la copertura geografica è stata ampia, con studi che comunemente aggregavano dati di più paesi e talvolta più regioni, catturando così un ampio spettro di contesti economici. Gli studi hanno comunemente dimostrato che l’inflazione ha avuto un effetto negativo sul benessere soggettivo. Un numero limitato di studi ha suggerito che le famiglie con redditi più bassi potrebbero essere colpite in modo ancora più marcato. Tuttavia non sono stati esaminati gli effetti a lungo termine. Sette studi hanno analizzato il comportamento suicidario e la sua relazione con l’inflazione, indicando una potenziale relazione positiva. Questi studi spesso hanno abbracciato numerosi paesi in un arco temporale decennale. L’effetto dell’inflazione sul comportamento suicidario è sembrata più pronunciata in alcuni gruppi sociodemografici, in particolare uomini, persone disoccupate e individui di età superiore ai 40 anni.

DISCUSSIONE
I risultati mostrano che un’ampia gamma di esiti sanitari negativi e fattori di rischio legati alla salute sono associati a tassi di inflazione più elevati. Non solo, particolari gruppi socioeconomici potrebbero subire maggiormente gli effetti negativi dell’inflazione.
Dal punto di vista geografico, sebbene siano rappresentati quasi tutti i paesi, una parte sostanziale degli studi si è concentrata sui contesti europei ad alto reddito, lasciando particolarmente sotto- esplorate le regioni del Mediterraneo orientale e del sud-est asiatico. Questa disparità geografica sottolinea anche la necessità di studi mirati che possano offrire approfondimenti sui diversi effetti dell’inflazione nei vari contesti e nei diversi gruppi sociodemografici.
Dal punto di vista temporale, colpisce la scarsità di studi empirici che esaminano i recenti eventi globali, come la pandemia di covid-19 e la guerra in Ucraina. Sebbene questi eventi siano citati in alcuni dei documenti prospettici identificati, le loro ramificazioni empiriche rimangono in gran parte inesplorate. Infine, sebbene la letteratura esistente copra periodi di tempo estesi, è chiara la necessità di studi a lungo termine più dettagliati che traccino gli effetti dell’inflazione longitudinalmente. Tali analisi sono cruciali per comprendere come l’inflazione influisce sulla salute nel tempo e per orientare le decisioni politiche che possono mitigare gli esiti avversi.
CONCLUSIONI
Per una comprensione più precisa degli effetti dell’inflazione su specifici risultati sanitari e sui rischi correlati, diventa imperativa una revisione sistematica che includa una valutazione rigorosa e una sintesi delle prove, in grado di esaminare nello specifico la natura dell’inflazione negli studi inclusi (ad esempio, distinguendo tra situazioni con tassi di inflazione persistentemente elevati e situazioni con episodi transitori di tassi di inflazione elevati). Infine, l’inflazione può influenzare la salute attraverso vari percorsi; gli autori hanno focalizzato l’attenzione sui risultati sanitari e sui rischi immediati legati alla salute, senza approfondire i determinanti ‘a monte’ o le implicazioni ‘a valle’ per i servizi sanitari. Un quadro concettuale esaustivo sulla relazione tra inflazione e salute dovrebbe includere tutte queste dimensioni. Tuttavia, l’ampiezza della letteratura pertinente è talmente vasta da rendere impraticabile un’unica revisione onnicomprensiva.
Letizia Orzella
Direzione regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria, Area della Prevenzione e Promozione della Salute, Regione Lazio
Fonte Movsisyan A, Wendel F, Bethel A et al Inflation and health: a global scoping review Lancet Glob Health 2024; 12: e1038-48
Da CARE 4-5, 2024



