L’accordo commerciale UK-USA sui farmaci: quante vite costerà?


Un’inchiesta pubblicata sul BMJ il 1° luglio 2026 mette in discussione i benefici reali dell’accordo commerciale tra Regno Unito e Stati Uniti sui prodotti farmaceutici [1]. Gli autori stimano che l’intesa costerà al servizio sanitario britannico decine di miliardi di sterline. Il prezzo, secondo loro, sarà pagato in vite umane.

Cosa prevede l’accordo

Il governo britannico ha annunciato l’accordo il 1° dicembre 2025. L’intesa azzera i dazi doganali sulle esportazioni farmaceutiche verso gli Stati Uniti per tre anni. In cambio, il Regno Unito si impegna a pagare di più per i farmaci di marca. Il Servizio sanitario nazionale britannico (NHS) userà nuove regole per stabilire i prezzi dei medicinali e cambierà anche il modo di valutare i farmaci. Occorre ricordare che il NICE (l’Istituto nazionale per l’eccellenza clinica e assistenziale) giudica il valore di un farmaco misurando gli anni di vita guadagnati con la terapia, corretti per la qualità della vita. In altre parole, entrano in causa i QALY.

Fino ad oggi, il NHS accettava di pagare tra 20.000 e 30.000 sterline per ogni QALY guadagnato. Da aprile 2026, la soglia è salita a 25.000-35.000 sterline ed è cambiato anche il metodo di calcolo dei benefici. Un secondo meccanismo di controllo della spesa (il VPAG o schema volontario per la definizione del prezzo, dell’accesso e sviluppo dei farmaci di marca) prevede che le aziende farmaceutiche restituiscano al NHS parte dei ricavi se la spesa supera una certa soglia. Nel 2025 la restituzione era del 23%. Con il nuovo accordo scende al 14,5%.

Il punto chiave è che il governo si è impegnato anche ad aumentare la spesa per i nuovi farmaci che passerà dallo 0,3% allo 0,6% del prodotto interno lordo (PIL) entro il 2036 [2].

Il conto economico e quello in vite umane

Gli autori calcolano che questi cambiamenti costeranno al NHS inglese almeno 1,3 miliardi di sterline in più nel 2028. Nel 2036 il costo aggiuntivo salirà a 8,8 miliardi di sterline all’anno [3]. Il costo cumulativo raggiungerà 44,7 miliardi di sterline entro il 2036. I ministri hanno parlato finora solo dei costi a breve termine, indicati in circa un miliardo di sterline, ma la cifra è stata già corretta a 3,3 miliardi entro il 2028-29. Sui costi di lungo periodo la discussione stenta a decollare…

Forse perché gli effetti indiretti sono probabilmente molto pesanti. Ogni miliardo di sterline sottratto al NHS fa aumentare i costi dell’assistenza sociale agli anziani di 118 milioni di sterline, perché il peggioramento della salute pubblica aumenta inevitabilmente il bisogno di assistenza. Gli autori dell’articolo del BMJ fanno ricorso ai dati raccolti in diciotto anni di ricerca sul rapporto tra spesa sanitaria e mortalità, dati utilizzati anche dal Ministero della salute britannico nelle proprie valutazioni d’impatto. I calcoli parlano chiaro: ogni sterlina spesa per pagare farmaci più cari è una sterlina non spesa altrove nel sistema sanitario. Torniamo, dunque, alla costo-opportunità: ogni soldo investito in una direzione è sottratto a un uso diverso.

La stima è drammatica. Entro il 2036, l’accordo potrebbe causare circa 229.000 decessi in eccesso, considerando solo l’effetto diretto sulla spesa sanitaria. Questo numero supera i decessi legati al covid-19 nel Regno Unito tra marzo 2020 e giugno 2022, pari a 137.000. Se si include anche l’effetto sull’assistenza sociale, la cifra sale a 291.000 decessi.

Le aree più colpite riguardano le malattie cardiovascolari, respiratorie, gastrointestinali e i tumori. Gli effetti negativi colpiscono soprattutto le zone più povere, dove la mortalità di base è già più alta. Questo aggraverà le disuguaglianze sanitarie, che nel Regno Unito già costano al NHS quasi 5 miliardi di sterline all’anno in ricoveri ospedalieri [4]. Gli autori propongono un confronto. Se le stesse risorse, circa 44 miliardi di sterline, fossero investite direttamente nei servizi sanitari esistenti, si potrebbero prevenire oltre 287.000 decessi entro il 2036.

Benefici incerti

Gli autori mettono in dubbio anche i vantaggi promessi dall’accordo. NICE già approva più del 90% dei farmaci che valuta. Modificare i criteri di valutazione porterebbe solo a due-cinque approvazioni aggiuntive all’anno e l’accordo, quindi, servirebbe soprattutto a far pagare di più i farmaci già in uso, non ad ampliare l’accesso.

Anche l’argomento di supporto all’innovazione appare debole. Il mercato farmaceutico è globale. Il Regno Unito rappresenta una quota piccola di questo mercato. Non ci sono prove robuste che i prezzi pagati dal Regno Unito possano influenzare le decisioni globali di investimento in ricerca. Al contrario, alcuni studi suggeriscono che il Regno Unito paghi già più del valore reale a lungo termine dei nuovi farmaci.

Il Ministero della salute britannico ha condotto una valutazione d’impatto dell’accordo che, però, non è mai stata resa pubblica, nonostante le richieste. La Camera dei Lord ha espresso preoccupazione sull’accordo. Due organizzazioni, Global Justice Now e Just Treatment, hanno avviato un’azione legale per conto dei pazienti del NHS. Entrambe contestano l’uso di una procedura legislativa semplificata, che riduce il controllo parlamentare, per decisioni con effetti così ampi sulla spesa e sulla salute pubblica.

In conclusione…

Gli autori chiedono un cambio di rotta. Chiedono la pubblicazione integrale della valutazione d’impatto. Chiedono un dibattito pubblico e parlamentare informato prima che le decisioni diventino irreversibili. Sostengono, più in generale, che le politiche sanitarie dovrebbero rispondere ai bisogni dei pazienti, non alle pressioni del mercato farmaceutico globale.

 

Fonti

  1. Cross S., Claxton K., Hill A. “Health costs of the UK-US trade deal on pharmaceuticals”, BMJ 2026;394:e340588
  2. UK Government. Arrangement between the United States of America and the United Kingdom on pharmaceutical pricing. Policy Paper. 2026Bureau of Investigative Journalism, aprile 2026
  3. Claxton K. Impact assessment the recent UK-US pharmaceuticals trade deal. https://www.york.ac.uk/che/people/karl-claxton/#research-content.
  4. Public Health England. Place-based approaches for reducing health inequalities: main report. Public Health England, 2021.