Farmaci innovativi e qualità delle evidenze: l’incertezza nelle decisioni di accesso


Nel dibattito recente sulle modalità di autorizzazione dei nuovi medicinali, la questione del grado di incertezza accettabile al momento dell’approvazione sta assumendo un ruolo sempre più centrale. Come sottolineato nel commento pubblicato su CARE da Giuseppe Traversa, la crescente diffusione di procedure accelerate impone una riflessione sul bilanciamento tra accesso tempestivo alle terapie e solidità delle evidenze cliniche disponibili.

Un possibile esempio di come questa riflessione possa essere declinata nel contesto italiano è rappresentato dal sistema di riconoscimento dell’innovatività terapeutica dei farmaci. In Italia, diversamente da quanto avviene nella maggior parte degli altri paesi europei, i farmaci innovativi rappresentano una categoria regolatoria formale riconosciuta attraverso la valutazione di criteri predefiniti da parte di Aifa. Questi criteri, rivisti lo scorso anno per effetto della Legge di Bilancio 2025, sono rappresentati dal bisogno terapeutico, dal valore terapeutico aggiunto (ora vantaggio terapeutico aggiunto) e dalla qualità delle prove. Il riconoscimento comporta effetti automatici e vincolanti, quali l’accesso a fondi dedicati e la semplificazione dei percorsi regionali di accesso, elementi che contribuiscono a favorire un accesso tempestivo alle innovazioni terapeutiche.

Per comprendere come questi criteri siano stati applicati nella pratica regolatoria, nel nostro recente studio abbiamo analizzato in modo sistematico le valutazioni di innovatività effettuate da Aifa nei primi otto anni di applicazione del sistema, precedentemente all’applicazione della riforma. L’analisi, basata su 266 valutazioni pubbliche, mostra una distribuzione relativamente equilibrata degli esiti tra indicazioni innovative, innovative condizionate e non innovative. I risultati evidenziano come le decisioni siano state guidate principalmente dal valore terapeutico aggiunto dei medicinali oggetto di valutazione e dalla qualità delle evidenze disponibili, mentre fattori regolatori come la designazione orfana o lo status di medicinale avanzato (ATMP) non sono risultate rilevanti. In particolare, la qualità delle prove disponibili al momento della valutazione è risultata particolarmente determinante quando il valore terapeutico aggiunto si collocava su livelli intermedi, contribuendo a orientare l’esito finale della valutazione.

In questo quadro, la qualità delle prove sembra svolgere una funzione cruciale proprio nelle situazioni di maggiore incertezza, contribuendo a discriminare tra esiti differenti della valutazione. Allo stesso tempo, all’interno del sistema, un importante strumento di gestione dell’incertezza è stata la categoria degli innovativi condizionati, pensata per consentire l’accesso a terapie promettenti pur in presenza di evidenze cliniche ancora immature. Con la riforma del sistema, questo equilibrio sembra destinato a modificarsi. Da un lato, la revisione delle soglie potrebbe favorire l’accesso ad un numero maggiore di innovazioni terapeutiche; dall’altro, l’eliminazione della categoria intermedia ha fatto venir meno uno dei meccanismi attraverso cui il modello originario gestiva il grado di incertezza accettabile. I dati del 2025 rintracciabili dai registri pubblici, sebbene condizionati dalla coesistenza di criteri valutativi differenti nel corso dell’anno, mostrano un andamento sostanzialmente analogo a quello del 2024. Nonostante le modifiche introdotte, la distribuzione degli esiti non sembra mostrare, almeno in questa fase iniziale, un aumento significativo delle designazioni di innovatività, suggerendo una continuità con il passato. Un elemento interessante riguarda il profilo delle evidenze nei farmaci riconosciuti come innovativi nel 2025; in alcuni casi, si osservano livelli di qualità delle prove non elevati a fronte di un vantaggio terapeutico ritenuto rilevante, suggerendo una maggiore tolleranza, rispetto al passato, verso evidenze meno robuste in presenza di un beneficio clinico significativo. Solo un’analisi più strutturata nei prossimi anni potrà chiarire se questo andamento rappresenti un cambiamento consolidato o un effetto contingente legato alla fase iniziale di applicazione della riforma. In questo senso, l’esperienza italiana suggerisce che la questione non sia tanto se accettare o meno un certo grado di incertezza, quanto piuttosto quali strumenti adottare per gestirla nel momento in cui si prendono decisioni importanti come quelle per l’accesso e il rimborso delle innovazioni terapeutiche.