Cernobbio: il dibattito su intelligenza artificiale e utilità dei dati


“La grande transizione demografica che stiamo vivendo impone un ripensamento delle politiche sociali, delle politiche di cura e assistenza, in linea con l’efficientamento delle risorse pubbliche. Le ricerche più recenti ci dicono che l’Italia nel 2023 ha destinato a pensioni, sanità e assistenza 583 miliardi di euro, e mentre i costi per le prestazioni assistenziali sono rimasti stabili, in linea con la media europea, il capitale sull’assistenza continua a incidere sul nostro sistema welfare, con una spesa che è cresciuta, dal 2008 a oggi, tre volte più velocemente rispetto alle pensioni, senza purtroppo un miglioramento sulla soglia della povertà secondo dati Istat”. Lo ha detto il viceministro del Lavoro e delle politiche sociali Maria Teresa Bellucci, in apertura della terza giornata della Cernobbio School di Motore sanità. “Grazie al protocollo firmato tra Ministero per le Politiche sociali e del Lavoro e il Dipartimento per la trasformazione digitale, con un investimento di 14 milioni e mezzo di euro – ha spiegato il viceministro – abbiamo promosso la nascita di uno strumento innovativo, orientato alla sostenibilità della spesa socioassistenziale che è il ‘fascicolo sociale elettronico e lavorativo del cittadino’. Questo strumento sarà interoperabile con il fascicolo sanitario elettronico e ci fornirà un quadro informativo completo e aggiornato. Efficientamento quindi delle risorse da un lato, ma anche semplificazione amministrativa tra cittadini e istituzioni pubbliche – ha aggiunto Bellucci – rendendo dati e servizi più accessibili e trasparenti”.

Anche Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il sud e le politiche di coesione e per il Pnrr, ha sottolineato la necessità di avere a disposizione i dati dagli enti locali in ambito sanitario. “È indubbio che un potenziamento della rete è fondamentale, per poter contare su una linea super veloce e poter dare valide alternative alla presenza fisica. Per esempio, nel Pnrr prevediamo di attivare la telemedicina per 300.000 utenti e abbiamo 5 miliardi di euro per potenziare la rete soprattutto nelle aree marginali, altrimenti ci sarebbero territori abbandonati a sé stessi. Stiamo portando avanti una grande iniziativa sotto il profilo tecnico sul fascicolo sanitario per tutte le regioni a livello informatico, che si concluderà entro giugno 2026. Finalmente i pazienti potranno far vedere dal cellulare a chi li cura i risultati degli esami anche di anni prima. Penso di poter dire che vi è un’attivazione concreta perché le nuove tecnologie portino a una sanità moderna”. Il confronto avvenuto a Villa Erba ha evidenziato i diversi punti di vista, soprattutto riguardo le relazioni tra gli stakeholder della sanità del nostro Paese. Parlando dei ritardi nell’attuazione della Missione Salute del Pnrr, denunciati in un report della Cgil, Foti sottolinea: “Quando si stanziano i soldi non si può incolpare il governo se poi chi li deve spendere è in ritardo. Anche sotto questo profilo, abbiamo le case di comunità che sono in corso di realizzazione affidate in gran parte alle regioni e abbiamo gli ospedali di comunità che sono tutti appaltati. Mettere sul pubblico un vasto impegno in termini di infrastrutture ha anche i suoi limiti ma l’obiettivo è quello di raggiungere entro il 30 giugno del 2026 quello che ci si era prefissati e la collaborazione deve venire anche dagli enti locali. Ci sono anche dei dati anomali perché non tutto il Paese va alla stessa velocità”.

Le riforme? Servono

Nessun disaccordo sulla necessità che le riforme debbano essere realizzate. “La condivisione di una cartella clinica a livello nazionale risolverebbe una montagna di problemi, dal punto di vista sanitario e anche per la qualità di vita dei pazienti. Mi pare che più di capire cosa c’è da fare manchi la volontà di farlo”, ha detto Massimo Garavaglia, presidente della Commissione finanze del Senato, già Ministro del turismo, parlando dell’importanza della digitalizzazione nel mondo sanitario per un’efficace prevenzione del rischio. “L’intelligenza artificiale va molto veloce – aggiunge Garavaglia – oggi è possibile rendere i dati omogenei senza cambiare i sistemi, è solo una questione di volontà politica e di organizzazione. Al ministero servirebbe un po’ più di focus sulla programmazione. Ci si concentra spesso su questioni di dettaglio e poco su questo aspetto”.

L’uso dei dati è cruciale nelle sfide della programmazione del futuro nel mondo sanitario: la digitalizzazione è oggi “un elemento imprescindibile per fare salute”, ha spiegato Beatrice Lorenzin. Ma l’ex ministro della Salute e membro della quinta commissione permanente ha ribadito l’importanza di utilizzare i dati: “In Italia siamo indietro sotto questo punto di vista, abbiamo una normativa estremamente costringente e per questo ho presentato, insieme ad altri colleghi, una proposta di legge per l’utilizzo secondario dei dati ai fini di ricerca di prevenzione e programmazione, sicuro e controllato. Questo è un modo per fare epidemiologia, per prendere delle decisioni e mettere il paziente al centro di un processo di analisi e di cura”. “C’è un approccio alla privacy restrittivo anche rispetto alla normativa europea e a quello che fanno altri Paesi – ha proseguito Lorenzin. Per questo nella mia proposta di legge è presente un meccanismo per soddisfare i bisogni della privacy e permettere allo stesso tempo alle istituzioni sanitarie di usare i dati in modo sicuro e protetto. C’è anche una certa resistenza degli enti locali a dare i dati, li tengono gelosamente, anche non facendoci nulla, perché quando hai i dati puoi misurare anche le performance. Mi permetta questo pensiero malizioso, altrimenti non si spiega perché dopo tanti anni, dove sono state finanziate risorse per avere un sistema interoperabile, stiamo aspettando le risorse del Pnrr, sperando di avere un sistema interoperabile finalmente in Italia”.

“Nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa, che tanto inciderà sulla sanità, accelerando i progetti, rivoluzionando i trattamenti e le ricerche mediche, è importante che ci sia qualcuno che ti dica ‘ricordati sempre che dietro questo dato c’è un essere umano’ ”, ha idealmente replicato Agostino Ghiglia, consigliere Garante della Privacy, durante il suo intervento. “Noi italiani, primi in Europa, abbiamo creato un decalogo per l’uso dell’intelligenza artificiale in sanità: finalità lecite e trasparenti, la minimizzazione del dato, la non discriminazione, sicurezza e riservatezza, trasparenza e spiegabilità”, ha proseguito Ghiglia. Spesso il Garante per la protezione dei dati personali viene visto un po’ come un nemico della sanità intesa come spazio di produzione di ricerca, “ma è una visione del tutto sbagliata” ha affermato il consigliere, precisando che: “la protezione del dato personale equivale alla protezione dell’umanità nell’era digitale, perché nell’era digitale la persona diventa un ‘dato in rete’ e proprio per questo necessita di protezione al pari della persona fisica. Anche in ambito sanitario questa tutela è fondamentale, perché la dignità della persona non è un bene negoziabile.”

 

A cura della redazione