Nicla La Verde: cancro e donna

Sulla base dei risultati della Lancet Commission su Women, Power, and Cancer le donne subiscono spesso forme sovrapposte di discriminazione, dovute all’età, all’etnia e alla classe sociale di appartenenza, che di fatto possono limitare il loro diritto di evitare il rischio di contrarre una malattia oncologica grazie alla prevenzione e costituire un ostacolo alla diagnosi precoce e a un trattamento di alta qualità clinica. A Nicla La Verde abbiamo chiesto quale sia la situazione in Italia.

L’evidenza ha dimostrato che le tecnologie di telemedicina non sempre si traducono in un’assistenza sanitaria più efficace ed equa: pur esistendo da decenni, questi strumenti non sono ancora riusciti a colmare le lacune di accesso ai servizi soprattutto rispetto alle comunità storicamente emarginate. Se, da una parte, si continua a rivolgere una notevole attenzione al servizio di telemedicina a casa, dall’altra viene presa poco in considerazione la modalità delle visite solo audio, effettuate tramite telefono.
Hughes e gli altri autori della Johns Hopkins Medicine di Baltimora, nell’articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine, hanno posto la loro attenzione su una modalità particolare di visita a distanza, quella solo audio, perché ritengono che possa rappresentare attualmente un importante trampolino di lancio verso un’assistenza sanitaria digitalmente inclusiva.

eccellenza diagnostica

Nonostante gli importanti passi avanti in ambito tecnologico consentano oggi di strutturare percorsi diagnostico-terapeutici appropriati, non tutti i cittadini riescono però ad accedere in modo equo a una diagnostica di eccellenza., sottolinea Kathryn McDonald del Center for Diagnostic Excellence, Armstrong Institute for Patient Safety and Quality della Johns Hopkins University di Baltimora (Usa), nel viewpoint pubblicato su JAMA.

screening oncologico

L’indagine condotta da Fedewa e colleghi ha analizzato la prevalenza dello screening per il carcinoma alla mammella, al collo dell’utero e al colon-retto, confrontando i dati raccolti dal Behavioral Risk Factor Surveillance System (un sistema di indagini sanitarie telefoniche, istituito nel 1984 dai Centres for Diseases Control and Pevention per raccogliere informazioni sui comportamenti a rischio per la salute, sulle pratiche cliniche preventive e l’accesso ai servizi sanitari negli Stati Uniti) nel 2020 rispetto agli anni precedenti, con l’obiettivo di comprendere se le disuguaglianze nell’accesso agli screening legate all’appartenenza etnica e allo stato socioeconomico fossero peggiorate durante la pandemia.

Intervista a Michael Marmot

A colloquio con Michael Marmot
Alloggio, istruzione, quartiere di residenza, reddito: ecco i determinanti di salute, elementi chiave che agiscono da cerniera tra salute e malattia per ciascuno di noi. Sempre più spesso se ne discute sia in ambito politico sia sanitario: gran parte dell’attualità di questi argomenti è dovuta al lavoro di Sir Michael Marmot, personalità ormai nota in tutto il mondo per i suoi studi e per i programmi di ricerca sulle disuguaglianze sanitarie condotti da oltre quarant’anni.
Il suo lavoro presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità come presidente della Commissione sui determinanti sociali della salute e sul rapporto ‘Closing the gap in a generation’ (2008) ha portato i decisori sanitari in Inghilterra a chiedergli di applicare questi risultati al proprio paese.
CARE ha voluto rivolgere alcune domande a Sir Marmot successivamente alla lettura del rapporto ‘Health Equity in England: the Marmot Review 10 years on’ (2020), che rivela aree in cui sono stati fatti passi avanti ma che mostra che resta ancora molto lavoro da fare.