Demenza e MCI report ISS

I dati raccolti e pubblicati nel ‘Report nazionale sulle attività dell’Osservatorio demenze dell’Istituto superiore di sanità nell’ambito del progetto Fondo per l’Alzheimer e le demenze negli anni 2021-2023’ costituiscono una fonte preziosa di informazioni per la governance di questa condizione, che coinvolge in Italia tra pazienti e familiari circa 6 milioni di persone, spiega Nicola Vanacore dell’Osservatorio demenze dell’Istituto superiore di sanità. E se da un lato fanno emergere la realtà di un paese in grave difficoltà, fatta salva qualche rara eccezione, dall’altro vogliono costituire uno stimolo per i decisori ad attuare un vero e proprio cambio di paradigma rispetto alle politiche sociosanitarie finora adottate.

Diagnosi disturbi neurocognitivi

I disturbi neurocognitivi, che includono condizioni come il morbo di Alzheimer, la demenza frontotemporale e la demenza a corpi di Lewy, rappresentano una sfida significativa per i sistemi sanitari globali. La loro diagnosi è infatti intrinsecamente complessa a causa delle diverse presentazioni cliniche e dei sintomi sovrapposti associati a queste condizioni. Allo stesso tempo l’emergere […]

Vanacore demenza

Quante sono le persone affette in Italia da demenza e quante quelle direttamente o indirettamente coinvolte nella loro assistenza? Quali strutture offrono servizi dedicati alle demenze nel nostro Paese?
A che punto è l’attuazione del Piano Nazionale Demenze e come si inseriscono le attività del Tavolo sul monitoraggio del Piano nel contesto europeo e mondiale?

Ce ne parla Nicola Vanacore, sottolineando che un obiettivo importante di sanità pubblica del prossimo futuro sia quello di arrivare a distinguere chiaramente l’invecchiamento normale da quello patologico per poter essere in grado di definire percorsi di cura e assistenziali sempre più appropriati.

Dislipidemie e demenza

L’angolo della SiteCS
È indubbio il ruolo fondamentale che il colesterolo riveste nel cervello, ma i meccanismi fisiologici e patologici a cui partecipa sono ancora da chiarire. Alcuni studi hanno suggerito associazioni non lineari, e fortemente modificate da altre variabili, tra i livelli di colesterolo e alcuni outcome cognitivi, come lo stato mentale globale, l’apprendimento verbale, la funzione esecutiva e la funzione linguistica.
Allo stato attuale delle conoscenze non esistono motivi per allarmi specifici, tuttavia sia livelli molto bassi che livelli molto alti di colesterolo meritano ulteriori ricerche sul loro ruolo quali possibili fattori coinvolti nei cambiamenti cognitivi per tutta la durata della vita.