Molta della recente letteratura ha cercato di verificare se le capacità del cioccolato amaro di diminuzione della pressione arteriosa e miglioramento del metabolismo lipidico si traducano realmente in un beneficio nella riduzione del rischio cardiovascolare in popolazioni selezionate di individui con rischio medio-elevato. L’articolo[PDF: 132 Kb] da CARE 3, 2012 Fonte: Zomer E, Owen A, […]

Con l’avvento dei farmaci biologici anche la terapia dell’artrite reumatoide (AR) ha subìto una vera e propria rivoluzione e, come spesso accade, la loro prescrizione – e quindi il consumo – ha registrato una notevole accelerazione negli ultimi 5 anni. È accaduto così che il ricorso ai farmaci biologici sia divenuto sempre più precoce e il loro uso in associazione con i farmaci tradizionali si sia fatto sempre più frequente anche perché il goal terapeutico primario consiste oggi nell’ottenere la remissione della malattia nel tempo più rapido possibile. Attualmente, grazie all’impiego di cure particolarmente aggressive, l’obiettivo appare molto più facilmente raggiungibile…

È un’impresa impossibile?
È opinione comune, negli Stati Uniti, che il miglioramento della qualità porti necessariamente ad una contrazione dei costi sanitari: sembra infatti intuitivo che la riduzione delle ospedalizzazioni, una minore durata della degenza e una maggiore efficienza organizzativa comportino una contestuale contrazione nell’utilizzazione dei servizi e quindi dei costi.
In verità l’evidenza suggerisce che non vi è associazione fra qualità elevata e costi elevati.

Tra i ricercatori e gli scienziati è opinione diffusa che la condivisione dei risultati degli studi sia alla base del progresso scientifico. Da sempre i risultati delle ricerche sono pubblicati sulle riviste scientifiche, comprese quelle open access, per favorire una loro maggiore diffusione e applicabilità nella comunità scientifica. Ma cosa succede quando si richiede di condividere i
dati?

La mancanza di score di rischio codificati e con un riconosciuto peso prognostico all’ammissione in DE per insufficienza cardiaca, in grado soprattutto di predire una mortalità a breve termine, non permette ai medici dell’urgenza di scegliere il percorso migliore e più sicuro a cui avviare i propri pazienti dopo la terapia della fase acuta. Alcuni ricercatori nordamericani hanno tentato di dare una risposta a questa problematica nell’ambito dei Canadian Institutes of Health Research…

L’articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine si sofferma su uno degli aspetti più qualificanti della riforma sanitaria Obama, denominata Patient Protection and Affordable Care Act (ACA), ovvero sull’estensione della copertura assicurativa sanitaria ai cittadini americani che ne erano privi. L’autore dell’articolo, Alan Weil, Direttore della National Academy for State Health Policy, analizza uno degli aspetti cruciali che segnano il percorso verso la copertura sanitaria universale, ovvero la definizione dei livelli essenziali di assistenza, in un contesto politico ispirato al federalismo.