Esitazione vaccinale. Problema reale o volutamente enfatizzato?

Lo scetticismo nei confronti delle vaccinazioni è fenomeno antico, nato storicamente fin dall’introduzione dei primi vaccini per la prevenzione delle malattie infettive, anche se al giorno d’oggi il suo effettivo impatto potrebbe essere sovrastimato dalla diffusione spesso incontrollata di informazioni errate su internet oltreché da motivazioni di carattere politico-sociale.

A partire dal primo decennio degli anni 2000, per iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il fenomeno è stato denominato vaccine hesitancy ed etichettato come “un ritardo o un rifiuto delle vaccinazioni nonostante la loro disponibilità”. Nel corso degli ultimi vent’anni, questo atteggiamento è stato oggetto di particolare attenzione sia per la crescente disponibilità di nuovi vaccini sia per la diffusione di notizie spesso fuorvianti sulla loro efficacia, raggiungendo poi il vertice dell’attenzione in occasione della pandemia da covid-19.

I DETERMINANTI DELL’ESITAZIONE VACCINALE

Nell’agosto 2015, un gruppo di lavoro creato dallo Strategic Advisory Group of Experts on Immunization dell’OMS ha pubblicato sulla rivista Vaccine un numero speciale dedicato all’esitazione vaccinale intitolato WHO recommendations regarding vaccine hesitancy. Nel documento si sottolinea come l’esitazione vaccinale riconosca almeno tre determinanti principali. In primis, fattori storici, sociali, culturali, ben esemplificati dalle note e recenti ‘teorie complottistiche’ secondo le quali i vaccini sono uno strumento a favore di interessi economici e/o politici delle case farmaceutiche e dei governi dei paesi occidentali fino a costituire una vera e propria violazione dei diritti umani.

Vi sono poi fattori ‘individuali’ e di ‘gruppo’, fra cui la convinzione che i vaccini possano non essere sicuri o causare altre patologie (per esempio, la supposta relazione tra vaccini e autismo). Esistono infine questioni legate a vaccinazioni specifiche, per esempio nel caso in cui le persone non avvertono la necessità di alcuni vaccini perché non hanno mai fatto esperienza diretta della gravità di alcune patologie. Senza tralasciare i problemi legati all’accesso (in termini di tempi o di disponibilità dei vaccini) o al costo, laddove i sistemi sanitari non garantiscono la fornitura gratuita dei vaccini.

Nel 2019, sempre l’OMS ha incluso l’esitazione vaccinale fra le dieci minacce principali per la salute globale, dopo aver constatato sia in Europa che nel continente americano un incremento preoccupante (di ben 5 volte) della diffusione del morbillo, attribuibile con ogni probabilità al mancato raggiungimento di adeguate coperture vaccinali in queste zone geografiche. Peraltro, se in Europa oggi l’esitazione vaccinale viene considerata l’ostacolo principale a una copertura vaccinale adeguata, in altre zone geografiche meno sviluppate, per esempio l’Africa sub-sahariana, la copertura vaccinale è maggiormente condizionata dalle difficoltà di accesso o disponibilità dei vaccini.

Una recente presa di posizione di un gruppo di pediatri nord-americani ripropone infine un tema interessante che riguarda il presunto diffondersi negli USA di un crescente scetticismo nei confronti delle vaccinazioni infantili, segnalato a partire dalla pandemia da covid-19.

Tale fenomeno sarebbe in realtà il frutto avvelenato di una sistematica disinformazione diffusa online da attivisti no-vax, tesa a creare nell’opinione pubblica l’errata convinzione che la maggioranza dei genitori è contraria alla vaccinazione per i propri figli.

I dati disponibili, tuttavia, certificano ben altro, perché, a parte alcune criticità riguardanti la vaccinazione antinfluenzale e anti-covid, la stragrande maggioranza dei genitori americani, secondo i pediatri della University of Colorado and Children’s Hospital, continua a vaccinare i propri figli in base al calendario raccomandato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e dall’American Academy of Pediatrics.

Lo confermano sia i dati di un recente sondaggio secondo il quale l’88% degli adulti americani crede nel valore della vaccinazione contro il morbillo, la rosolia e la parotite, sostenendo che i vantaggi del vaccino sono largamente superiori ai suoi rischi, sia una ricerca effettuata in Colorado che mostra una bassa percentuale di esitazione vaccinale anche dopo la pandemia. Cifre analoghe si ricavano da uno studio dei CDC pubblicato nel 2023, che ha rivelato come il 93% dei bambini della scuola materna aveva ricevuto le vaccinazioni prescritte, anche in questo caso senza variazioni significative dopo la pandemia. L’esistenza di basse percentuali di vaccinati in talune comunità non dovrebbe pertanto essere ascritta al fenomeno dell’esitazione vaccinale quanto piuttosto alle difficoltà di accesso ai vaccini da parte di gruppi culturalmente ed economicamente svantaggiati, probabile espressione della scarsa equità del sistema sanitario americano.

LE STRATEGIE PER ARGINARE IL FENOMENO

Benché dunque il problema dell’esitazione vaccinale vada forse ridimensionato, lo Strategic Advisory Group of Experts on Immunization sottolinea saggiamente l’opportunità di sviluppare sistemi istituzionali e competenze organizzative a livello locale e globale per:

1. intercettare e correggere l’incertezza o il rifiuto vaccinale;

2. rispondere tempestivamente ai movimenti no-vax in caso di disinformazione o potenziali eventi avversi; 3. coinvolgere il maggior numero di stakeholder nel processo decisionale sui programmi di immunizzazione e nell’organizzazione e fornitura dei servizi vaccinali.

Giancarlo Bausano

Fonte Higgins DM, O’Leary ST. The risks of normalizing parental vaccine hesitancy. N Engl J Med 2024; 390: 485-487

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Da CARE 3, 2024

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