Migliorare la salute pubblica con l’approccio EIDM

Le organizzazioni sanitarie pubbliche sono coinvolte in un’ampia gamma di funzioni critiche, come la promozione della salute, la prevenzione delle malattie e la preparazione alle emergenze, e influenzano significativamente la salute delle comunità, attraverso decisioni e programmi che dovrebbero idealmente essere fondati sulle migliori evidenze a disposizione. Queste ultime includono i dati provenienti dalla ricerca scientifica, le eventuali considerazioni sui contesti locali e l’allineamento con le direttive in vigore.

Questo tipo di approccio, noto come EIDM (evidence-informed decision-making, processo decisionale basato sull’evidenza), integra le evidenze disponibili nel processo decisionale a tutti i livelli, facendo sì che le organizzazioni sanitarie che lo utilizzano traggano notevoli benefici in termini di massimizzazione dell’efficacia dei programmi, ottimizzazione dell’uso delle risorse, incremento del livello di trasparenza e, soprattutto, miglioramento dei risultati sanitari.

Tuttavia, nonostante gli evidenti vantaggi, l’implementazione di questo approccio è un compito particolarmente difficile, soprattutto considerando l’ardua applicazione del cambiamento radicale richiesto in termini di cultura organizzativa, flusso di lavoro e coinvolgimento del personale.

La letteratura scientifica attuale, sebbene ricca di studi che esaminano l’implementazione di specifiche pratiche basate sull’evidenza nei vari contesti sanitari, offre spunti limitati per quanto riguarda l’uso sistematico dell’approccio EIDM. La revisione sistematica realizzata dai ricercatori della McMaster University (Hamilton, Canada) mira a colmare questa lacuna, valutando le strategie più efficaci per l’istituzionalizzazione dell’approccio EIDM, grazie all’ausilio del cosiddetto modello COM-B (Capability, Opportunity, Motivation-Behaviour Model), secondo il quale un cambiamento comportamentale (B) si verifica come risultato dell’interazione tra tre condizioni necessarie: capacità (C), opportunità (O) e motivazione (M) (figura).

LA METODOLOGIA UTILIZZATA

La metodologia usata per questa revisione segue le linee guida stabilite dal PRISMA Statement (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses, PRISMA) ed è stata registrata presso il database PROSPERO (numero di registrazione: CRD42022318994). Adottando un approccio di revisione rapida, lo studio sintetizza le informazioni raccolte da diversi database come Medline, Embase, and PsycINFO, focalizzando l’attenzione sui lavori pubblicati a partire del 2012.

Specificatamente, la revisione considera gli studi che coinvolgono le organizzazioni sanitarie pubbliche e valuta gli interventi volti a promuovere l’approccio EIDM a tutti livelli del processo decisionale, mentre il modello COM-B fornisce un quadro ben strutturato per analizzare le capacità, le opportunità e le motivazioni essenziali per un’efficace implementazione di questo approccio.

Applicando i criteri di inclusione, sono stati considerati solo gli studi primari pubblicati in lingua inglese con disegno sperimentale o osservazionale, concentrando l’attenzione su quelli svolti nell’ambito della sanità pubblica. La qualità degli studi è stata valutata usando gli strumenti di valutazione del Joanna Briggs Institute (JBI Manual for Evidence Synthesis), in modo da assicurare che solo le migliori evidenze vengano effettivamente prese in considerazione.

I RISULTATI

Del pool iniziale di 7067 articoli, solo 37 hanno soddisfatto i criteri di inclusione e sono stati sottoposti a un’analisi approfondita. Sedici di questi studi riguardano specificatamente l’ambito dell’assistenza primaria, gli altri invece esaminano vari contesti e servizi della sanità pubblica negli Stati Uniti, in Canada, Australia ed Europa, rappresentando un’ampia gamma di sistemi e pratiche sanitarie di diversa natura.

Le strategie più comuni usate per l’implementazione dell’approccio EIDM, intese come fattori facilitanti, includono la creazione di ruoli speciali come il knowledge broker, in grado di facilitare la trasformazione delle conoscenze in azione costruendo la capacità dello staff di ricorrere all’approccio EIDM, e l’ideazione di opportuni programmi di formazione, oltre che l’integrazione di specifici processi di supporto.

Gli studi evidenziano anche la presenza di diverse barriere che impediscono il ricorso a tale approccio, come il tempo limitato assegnato alle attività EIDM, la resistenza mostrata verso il cambiamento organizzativo, la mancanza di comprensione e supporto da parte dell’amministrazione e gli elevati tassi di turnover del personale.

La revisione rivela che, sebbene molte organizzazioni siano desiderose di adottare questa strategia, il suo successo spesso dipende, oltre che dall’assenza delle barriere precedentemente menzionate, dalla presenza di una cultura organizzativa di supporto, dall’adozione di una leadership chiara e dedicata a questo scopo e dall’impiego di meccanismi che garantiscano il facile accesso alle evidenze.

La revisione sostiene un approccio multi-strategico, volto non solo a rimuovere le barriere che possono ostacolare l’adozione delle strategie EIDM, ma anche a creare le basi per ottenere quella sostenibilità a lungo termine necessaria per l’implementazione di tali strategie. Inoltre, la revisione sottolinea la necessità di garantire la formazione continua del personale coinvolto in questi processi, il coinvolgimento strategico della leadership e lo sviluppo di solidi sistemi di supporto all’interno delle organizzazioni, al fine di promuovere un ambiente favorevole per le pratiche basate sull’evidenza.

I LIMITI DELLO STUDIO

È importante notare che la revisione presenta anche dei limiti. Prima di tutto, a causa della diversa natura degli studi considerati, la revisione non è in grado di determinare quali siano le strategie più efficaci per l’implementazione delle pratiche EIDM, in quanto la loro efficacia spesso dipende dallo specifico contesto di ciascuna organizzazione.

Inoltre, la revisione è stata condotta seguendo un protocollo di revisione rapida, usando un solo revisore per la fase di screening e un solo revisore per il controllo di qualità che agisce non in cieco. Per questo motivo, il protocollo seguito può aver introdotto dei bias e, sebbene siano stati fatti sforzi per calibrare il processo revisionale, non è possibile escluderne la presenza in queste circostanze.

Paolo Rega

Fonte Clark EC, Burnett T, Bair R et al. Strategies to implement evidence-informed decision making at the organizational level: a rapid systematic review. BMC Health Serv Res 2024; 24: 405

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Da CARE 3, 2024

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