Attilio Bianchi: le attività di prevenzione oncologica dell’Istituto Pascale

Le attività di prevenzione oncologica dell'Istituto Pascale

In quanto coordinatore della Rete oncologica della Regione Campania, l’Istituto Pascale è parte attiva dei programmi di prevenzione della sanità territoriale. In particolare – spiega Attilio Bianchi – per quanto riguarda l’adesione alla campagna di vaccinazione contro l’HPV, il Pascale svolge un’intensa attività di informazione nelle scuole, con l’obiettivo di raggiungere una copertura di prevenzione superiore all’80%.

A colloquio con Attilio Bianchi

Direttore Generale, Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, Fondazione “G. Pascale”

Perché il Pascale è impegnato nei programmi di prevenzione oncologica precipui della sanità territoriale?

La prevenzione oncologica è una tappa rilevante nella lotta alle neoplasie, soprattutto quelle a maggiore prevalenza. In particolare la prevenzione ai tumori al seno, alla cervice uterina e al colon-retto sono già inclusi nei PDTA (Percorsi Diagnostico- Terapeutici Assistenziali) della Rete oncologica, che l’IRCCS Pascale coordina per la Regione Campania.
Altri programmi di prevenzione (quali quello del polmone e della prostata) sono in fase di implementazione.
La prevenzione oncologica, per anni, è stata uno dei punti deboli della sanità regionale con una partecipazione ai programmi di screening della popolazione campana inferiore al 50%. Un vulnus sanitario che, oltre a contribuire alla diagnosi tardiva e alla minore efficacia terapeutica degli interventi previsti per contrastare le patologie neoplastiche della popolazione campana, ha fortemente contribuito al commissariamento della sanità campana con ulteriore danno all’intero programma sanitario regionale.

Quale è l’obiettivo della prevenzione oncologica?

I programmi di prevenzione oncologica sono mirati all’eradicazione di tali patologie (prevenzione primaria vaccinale) o alla loro diagnosi in stadi preneoplastici (prevenzione secondaria effettuata con screening oncologici della cervice uterina per l’identificazione degli stadi displastici CIN1, CIN 2, CIN3) o nelle fasi iniziali di una patologia neoplastica (diagnosi precoce di neoplasie mammarie negli stadi T1), quando la patologia può essere rimossa del tutto e la radicalità dell’intervento permette la totale guarigione della malattia.

Quale è l’obiettivo della prevenzione oncologica delle neoplasie della cervice uterina?

La prevenzione delle neoplasie della cervice uterina, e in generale la prevenzione delle patologie oncologiche associate ad agenti virali (incluse quelle anali e del testa-collo), è effettuata con l’integrazione dei programmi di screening ginecologici con la vaccinazione anti-HPV, che permettono la completa eliminazione (eradicazione) di tali patologie.
Le attività sociosanitarie di informazione della popolazione del nostro Istituto (incluse quelle presso le scuole con i programmi presso la Città della Scienza), integrate con le attività della sanità del territorio e spesso con gli enti scolastici, sono rivolte al miglioramento della conoscenza generale di queste patologie e all’obiettivo di raggiungere coperture di prevenzione superiori all’80%, come in altre Regioni dell’Italia settentrionale, che proteggono con maggiore efficacia la salute delle donne dei loro bacini di utenza.

Quale è l’obiettivo della prevenzione oncologica delle neoplasie della mammella?

Per l’altra patologia neoplastica femminile di maggiore prevalenza, i tumori al seno, che interessano in media 1 donna su 20*, lo screening mammografico dai 40 anni ai 60 anni è integrato da altre indagini strumentali (ecografia e risonanza) ma soprattutto dalla possibilità con ricerche genetiche di individuare le donne a maggiore suscettibilità e determinarne il rischio di insorgenza.

Prevenzione IRCCS Fondazione Pascale

L’incidenza del carcinoma del seno è in aumento per la variazione dello stile vita e di vari co-fattori ambientali che concorrono ad aumentarne il rischio. Fattori protettivi principali per il carcinoma della mammella sono la maternità e l’allattamento in giovane età, fattori favorenti principali per l’insorgenza della neoplasia sono la sindrome metabolica, l’inquinamento ambientale, l’esposizione agli interferenti endocrini. La riduzione dei fattori protettivi (particolarmente il ritardo della maternità) e l’aumento dei fattori favorenti tali neoplasie sono le cause principali dell’aumento di incidenza e prevalenza di tali neoplasie soprattutto nelle donne a maggiore suscettibilità (mutazioni dei geni BRCA1 e 2). Solo programmi di screening serrati permettono il contenimento di tali neoplasie e in alcuni casi addirittura la riduzione del loro impatto sulla mortalità. La rete oncologica campana, e in particolare le attività presso l’IRCCS Pascale, permettono la facile identificazione dei soggetti a rischio e un monitoraggio programmato delle patologie, che – identificate nelle fasi precoci – possono essere trattate con la guarigione completa delle donne affette.

*Il rischio di ammalare di carcinoma della mammella aumenta con l’aumentare dell’età, con una probabilità di sviluppo di cancro al seno del 2,4% fino ai 49 anni (1 donna su 40), del 5,5% tra i 50 e i 69 anni (1 donna su 20) e del 4,7% tra i 70 e gli 84 anni (1 donna su 25).

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Da Care 6, 2023

 

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