Equità di genere: a che punto siamo nella professione oncologica e nella ricerca sul cancro?

Women, cancer, power: intervista a Rossana Berardi

L’interazione tra la platea femminile e i tumori è complessa e coinvolge ambiti diversi: da quello delle donne sane che partecipano agli screening per la diagnosi precoce, a quello delle pazienti che convivono con una diagnosi di tumore, a quello delle professioniste e delle ricercatrici che lavorano nell’ambito dell’oncologia. E’ in particolare quest’ultimo aspetto che abbiamo voluto approfondire con Rossana Berardi, commentando con lei i risultati del report Women, Power, and Cancer della Lancet Commission.

A colloquio con Rossana Berardi

Professore Ordinario di Oncologia, Università Politecnica delle Marche e Direttrice Clinica Oncologica AOU delle Marche
Presidente di Women for Oncology e Tesoriere dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica

In questi mesi, in Italia, siamo tornati a discutere del significato della parola ‘patriarcato’. La Lancet Commission on Women, Power, and Cancer usa parole forti: “Patriarchy dominates cancer care, research, and policy. Those in positions of power decide what is prioritised, funded, and studied”. È una preoccupazione sentita anche dalle donne oncologhe italiane? Quali passi possono essere fatti in direzione di una maggiore equità di genere nella definizione dell’agenda della ricerca sul cancro?

La preoccupazione è comune anche in Italia e da anni con Women for Oncology, l’associazione spin-off della Società Europea di Oncologia Medica di cui sono presidente, stiamo lavorando per migliorare la situazione.
Globalmente, le donne sono sottorappresentate nelle posizioni di leadership a livello delle istituzioni sanitarie e dirigenziali. Inoltre sono sottorappresentate anche le donne pazienti arruolate in protocolli di ricerca sperimentali (la percentuale è inferiore al 40%) per motivazioni differenti, tra cui quelle legate alle differenze sociali.
La donna, infatti, rimane ancora oggi di fatto il caregiver principale nella propria famiglia ma accedere ad una sperimentazione significa anche spesso allontanarsi dalla propria città, dal proprio presidio sanitario di riferimento, essendo le sperimentazioni non disponibili in tutti i centri. Avere accesso alle sperimentazioni vuol anche dire sottoporsi a visite più frequenti, a più controlli ma questo, per le donne che spesso non hanno caregiver e rappresentano il perno delle famiglie, può rappresentare una difficoltà non facilmente superabile. Su questo tema abbiamo lavorato intensamente con l’Associazione Italiana di Oncologia Medica – di cui sono tesoriere nazionale – e prodotto, proprio qualche settimane fa, le prime raccomandazioni della società scientifica sull’oncologia di genere.

Lancet denuncia anche che le donne sono sottorappresentate nei ruoli apicali dell’oncologia nonostante siano spesso ugualmente o più numerose degli uomini: qual è la situazione in Italia?

La situazione in Italia presenta ancora evidenti disparità: la quota di donne che ricopre il ruolo di direttore generale o di commissario straordinario di un’azienda sanitaria o ospedaliera è appena del 20,47%. Mentre sono il 32,34% le donne che ricoprono il ruolo di direttore sanitario di un’azienda sanitaria o ospedaliera. Va un po’ meglio tra i direttori amministrativi, dove la percentuale di donne arriva al 41,76%.
I dati relativi al ruolo di Direttore di struttura sono decisamente più sconfortanti, siamo sul 18-20% e in ambito accademico ancora inferiori sono le donne professori ordinari.

PERCENTUALE DEI RUOLI DIRIGENZIALI RICOPERTI DALLE DONNE NELLE AZIENDE SANITARIE E OSPEDALIERE ITALIANE

Altri problemi sollevati dal Lancet riguardano la sofferenza delle oncologhe sui luoghi di lavoro a causa della minore retribuzione e degli episodi di sexual harassment: possiamo ritenere che queste problematiche non riguardino il nostro Paese?

La discriminazione di genere nelle professioni sanitarie purtroppo non è un fenomeno nuovo in Italia. Con Women for Oncology abbiamo promosso un’indagine nazionale che ci ha permesso, per la prima volta, di dimostrarlo, quantificarlo e capire quanto e come venga percepito e vissuto.
Il 72% delle intervistate ha riportato di aver avuto esperienza diretta o indiretta di commenti di natura sessista o discriminatoria nel proprio ambito lavorativo. Nel 64% dei casi questi commenti erano riferiti solo o prevalentemente alle donne contro un marginale 7% rivolto ad entrambi i sessi.
Questo ci dimostra chiaramente che è un problema serio, scarsamente affrontato anche dalle istituzioni.
Come Women for Oncology Italia continueremo a metterci a disposizione delle istituzioni per cercare nuove soluzioni per risolvere questo problema e dare alle donne di scienza il giusto valore che meritano, superando il gap di genere.

A cura di Mara Losi

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Da Care 6, 2023

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