La ricerca oncologica in Europa vista con gli occhi della Lancet Oncology Commission

A cinque anni dalla pubblicazione dei risultati del lavoro condotto dalla Commissione istituita dal Lancet Oncology per esaminare le priorità della ricerca sul cancro negli Stati Uniti, è stato pubblicato – in occasione dell’European Cancer Summit 2022 svoltosi a Bruxelles il 16 novembre 2022 – il rapporto di una nuova Commissione, la Lancet Oncology European Groundshot Commission, chiamata ad esaminare le sfide che l’Europa deve affrontare nell’ambito della ricerca oncologica.

Riconoscendo l’importanza fondamentale della ricerca non solo per mitigare gli effetti drammatici della pandemia che stiamo ancora oggi sperimentando, ma anche per costruire servizi e sistemi oncologici europei migliori per i pazienti di domani, la Lancet Oncology Commission ha infatti voluto offrire il suo contributo di conoscenze al Piano europeo di lotta contro il cancro e alla missione dell’UE contro il cancro così da definire una roadmap per la ricerca sul cancro in Europa basata su prove e incentrata sul paziente.

La Commissione evidenzia che tra il 2010 e il 2019 l’Europa ha investito nella ricerca sul cancro, escludendo il settore privato, un importo totale equivalente a una media di 26 euro pro capite. Nello stesso periodo negli Stati Uniti la cifra minima equivalente investita per ogni cittadino americano è stata di 234 euro. Sarebbe quindi auspicabile che i governi dei Paesi europei raddoppiassero il budget previsto per la ricerca oncologica, portandolo a una media di 50 euro pro capite entro il 2030.
Nello stesso tempo il rapporto sottolinea la necessità di evitare di concentrare gli investimenti nell’ambito della scoperta scientifica e della ricerca biofarmaceutica, dando priorità anche ad altre aree della ricerca sul cancro meno esplorate quali quelle della prevenzione e della diagnosi precoce, quelle che coinvolgono modalità di trattamento come la radioterapia e la chirurgia, e quelle che prevedono lo sviluppo di strategie innovative per i 20 milioni di europei che vivono con una diagnosi di cancro.
Dai dati emerge che sono i ‘Comprehensive cancer centres’ ad avere un ruolo fondamentale nell’indirizzare e promuovere l’agenda della ricerca europea contro il cancro e per questo il loro numero va incrementato.
L’appello degli esperti è anche quello di rivolgere un’attenzione particolare all’Europa centrale e orientale, perché i risultati della Commissione sottolineano il crescente divario nell’attività di ricerca sul cancro, sia a livello di ‘capacità’ di ricerca sia di risultati ottenuti, tra questi Paesi e il resto dell’Europa. Questo divario è infatti destinato ad acuirsi in conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina. La Russia e l’Ucraina sono Paesi che hanno dato finora un importante contributo alla ricerca oncologica, ma la guerra ha indotto l’industria a sospendere o a limitare l’estensione di molte sperimentazioni ai Paesi limitrofi. È importante intervenire per equilibrare questo divario perché tutti i cittadini e i pazienti europei devono poter beneficiare dei progressi della ricerca sul cancro indipendentemente dal Paese nel quale vivono. Anche la Brexit ha avuto un impatto negativo nella lotta contro i tumori, perché il Regno Unito è stato escluso da Horizon Europe,
il programma dell’UE che finanzia la ricerca. “Se il Regno Unito non partecipa alla ricerca dell’UE, i pazienti finiranno per pagare il prezzo di questa decisione”, ha sottolineato Mark Lawler della Queen’s University Belfast e principale autore della Commissione.

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