Restrizioni di movimento e covid-19 nei paesi in via di sviluppo

Restrizioni di movimento e pandemia

Nella storia dell’umanità non era mai stata effettuata una restrizione della libertà di movimento su larga scala quale quella realizzata in tutti i paesi del mondo per reagire alla minaccia del virus SARS-CoV-2. L’obiettivo dei decisori nazionali, nell’attivare queste misure preventive emergenziali, è stato quello di contenere i contagi e ridurre il sovraccarico nelle strutture ospedaliere. Queste scelte di politica sanitaria sono però state anche oggetto di molte critiche. In letteratura, sottolineano nello studio pubblicato su PLOS ONE Fakir e Baharti, ricercatori afferenti ai dipartimenti di scienze sociali ed economiche delle rispettive università australiana e del Bangladesh,  vi sono evidenze ‑ riferite alla diffusione di altri virus ‑ che tali misure possano addirittura peggiorare la situazione. In assenza di adeguate misure di protezione sociale, in alcuni paesi, come per esempio quelli in via di sviluppo, le restrizioni possono attivare un circolo vizioso dovuto al peso economico troppo alto di tali restrizioni a fronte di un esito di contenimento del contagio blando se non contrario, a causa dell’indotta minore capacità di risposta immunitaria in popolazioni che sono già vulnerabili e che, perdendo i propri mezzi di sostentamento, lo diventano ancora di più.

I due ricercatori hanno voluto eseguire su questo tema un’analisi complessa, per stimare l’effetto delle restrizioni in diversi contesti e per verificare se tale effetto dipenda da alcune varabili e caratteristiche specifiche che influenzano l’esito delle misure di restrizione, variandone molto l’efficacia.

Dalle analisi effettuate per stimare l’effetto delle restrizioni sul contagio risulta chiaro, affermano gli autori, che l’efficacia della riduzione della mobilità nel diminuire i contagi è stata più ampia nei paesi caratterizzati da meno diseguaglianza, meno povertà e maggiori livelli di scolarizzazione, migliori infrastrutture, meno inquinamento e più capacità di governo. Caratteristiche, queste, dei paesi più sviluppati. Per esempio, sottolineano, risulta che con un Corruption Perception Index più alto ad una maggiore restrizione della mobilità in una unità di tempo corrisponde una minore diminuzione nel numero dei casi positivi. Con poche eccezioni, tutti i risultati delle analisi svolte suggeriscono che i paesi sviluppati hanno beneficiato maggiormente della riduzione della mobilità, la quale ha funzionato nel contenere il tasso di crescita del rapporto casi/test, mentre non è stato così per quelli meno sviluppati, nonostante abbiano seguito le indicazioni relative al lockdown. Questo risultato è coerente con altri dati, come quelli dello studio Barnett-Howell e Mobarak (2020).

Secondo i due ricercatori le motivazioni possono essere legate allo stato di salute dei sistemi immunitari degli abitanti dei paesi meno ricchi, nei quali le misure di sostegno durante il lockdown non sono intervenute in modo sufficiente in aiuto delle fasce di popolazione più deboli, che hanno dovuto rinunciare alle loro attività di sussistenza. L’aumento della malnutrizione, conseguente a questo stato di cose, potrebbe aver compromesso ulteriormente la loro capacità di reazione al virus.

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Da Care 4/5, 2021

Fonte Fakir AMS, Bharati T. Pandemic catch-22: the role of mobility restrictions and institutional inequalities in halting the spread of COVID-19. PLOS ONE 2021; 16: e0253348. https://doi. org/10.1371/journal.pone.0253348