Infezione da HIV post-migrazione: uno studio europeo

HIV postmigrazione

Sono circa 22,3 milioni i cittadini non comunitari che oggi vivono nell’Unione Europea (UE), 2,4 milioni dei quali sono emigrati nell’UE nel solo 2017.

Soltanto una minoranza di questa popolazione è vulnerabile rispetto alla possibilità di contrarre l’HIV a causa di un’elevata prevalenza del virus nel proprio paese di origine. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha riportato che più di due persone su cinque con una diagnosi di HIV nel 2018 nell’UE sono nate al di fuori del paese europeo in cui è stata loro diagnosticata l’infezione, con un’ampia variabilità in tutta Europa. Le prove che dopo la loro migrazione in Europa esista il rischio continuo di contrarre l’HIV sono crescenti e comprendere la probabile tempistica di acquisizione dell’HIV in relazione alla data di immigrazione è importante per migliorare le iniziative nazionali di prevenzione. Nello studio pubblicato su Eurosurveillance viene stimata la proporzione di casi di HIV acquisiti post-migrazione all’interno delle comunità di migranti in quattro paesi europei (Regno Unito, Belgio, Svezia e Italia).

Sebbene la percentuale stimata di acquisizione dell’HIV post-migrazione tra i migranti di età pari o superiore a 15 anni differisca tra paesi e gruppi a rischio, i risultati evidenziano che i migranti sono a rischio continuo di contrarre l’infezione da HIV dopo l’arrivo nel paese di destinazione. È quindi necessario implementare adeguate attività di prevenzione tra le popolazioni migranti, indipendentemente dalla data di arrivo, dall’età e dall’orientamento sessuale.

Affinché gli sforzi siano efficaci, è necessario facilitare l’accessibilità al test dell’HIV (eliminando barriere linguistiche e culturali) e migliorare il trattamento e l’assistenza, indipendentemente dallo stato di residenza.

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Da Care 4/5, 2021

Fonte Yin Z, Brown AE, Rice BD et al. Post-migration acquisition of HIV: estimates from four European countries, 2007 to 2016. Euro Surveill 2021; 26(33): pii=2000161