Alessandra Moretti: per un’Europa all’altezza della sfida della lotta contro il cancro

A colloquio con Alessandra Moretti
Co-Presidente dell’Intergruppo del Parlamento Europeo dedicato al cancro

Nel 2020 1,3 milioni di persone, tra le quali oltre 2000 giovani, hanno perso la vita per il cancro. Entro il 2035 il cancro potrebbe diventare la principale causa di morte in Europa. Quali sono le linee principali di intervento previste dal Piano europeo di lotta contro il cancro per far fronte a questo drammatico scenario?

Il Piano è strutturato intorno a quattro aree, con 10 iniziative faro e molteplici azioni di supporto, sia a breve che a lungo termine. Sarà attuato tramite una serie di misure legislative, già programmate dalla Commissione in diversi campi, utilizzando una diversa gamma di strumenti di finanziamento europei, per un totale di 4 miliardi di euro stanziati specificamente per azioni contro il cancro. Il budget di 4 miliardi di euro comprende 1,25 miliardi di euro provenienti dal programma EU4Health e il sostegno finanziario attraverso il programma quadro di ricerca e innovazione Horizon Europe e il programma Europa digitale.
A tal proposito, il piano si concentra su: prevenzione, diagnosi precoce, terapie, qualità della vita dei malati di cancro e dei sopravvissuti.

Le patologie oncologiche sono tra le principali ‘dimenticate’ a causa del covid: -47% di diagnosi in meno delle principali tipologie tumorali rispetto al 2019. Ci aiuta a comprendere quale sarà l’impatto sulla salute dei pazienti nei prossimi anni e quali azioni intende promuovere l’intergruppo, di cui Lei è co-presidente, per aiutare gli Stati a recuperare quanto ‘dimenticato’ a causa dell’emergenza covid?

Questo è un tema estremamente delicato, che purtroppo non ha ancora trovato l’attenzione che merita. Il dato delle diagnosi ‘mancate’ è preoccupante, perché non ci sono evidenze che suggeriscano una scomparsa dei tumori. Purtroppo anche durante la pandemia i tumori continuano a presentarsi con la stessa frequenza di prima e il dato delle mancate diagnosi avrà conseguenze drammatiche in tempi relativamente brevi. I malati oncologici hanno pagato un prezzo altissimo durante la pandemia ed è urgente prendere iniziative. Per quanto riguarda gli sforzi fatti a livello europeo, come Intergruppo abbiamo tentato di riunire le voci dei pazienti, dei medici, dei ricercatori e delle associazioni che nei diversi paesi si occupano dei malati oncologici, cercando anche di mettere in comunicazione le istituzioni locali e regionali con quelle europee. Per esempio, ho intrapreso un percorso di dialogo con le assemblee regionali presentando il Piano Beating Cancer nelle commissioni competenti. Ho iniziato con l’Emilia-Romagna, ma il progetto mira a coinvolgere le altre assemblee regionali disponibili al confronto su un tema così strategico. Parlo di enti locali e regionali perché l’Europa può e deve fissare i diritti e gli standard minimi per tutti i cittadini europei in termini di salute, ma poi è a livello territoriale che si fa prevenzione, si utilizza lo screening e si organizzano le strutture di cura e terapia. Quindi è fondamentale incrementare la collaborazione tra livello europeo e territoriale.

Tra le iniziative faro indicate nel Piano anche l’eliminazione di tumori legati al papillomavirus. Un obiettivo ambizioso ma importantissimo. Quali sono le sue aspettative rispetto alla possibilità e alle tempistiche per raggiungerlo?

Il Piano si prefigge obiettivi molto ambiziosi. I tumori causati dal papillomavirus sono gli unici che possiamo debellare grazie a un piano vaccinale mirato. Oltre all’obiettivo fondamentale di vaccinare almeno il 90% delle ragazze da qui al 2030, abbiamo lavorato affinché la Commissione abbia un approccio gender neutral a questo problema: sappiamo infatti che il papillomavirus non riguarda solo le ragazze, ma anche i maschi, che devono essere incoraggiati a vaccinarsi tanto quanto le femmine. Nell’ambito della prevenzione, e in questo caso delle vaccinazioni, purtroppo esistono ancora troppe differenze tra i paesi europei e tra le diverse regioni all’interno delle varie nazioni. Anche nella ricca Europa, nascere in un paese piuttosto che in un altro significa avere un’aspettativa di vita diversa, anche in relazione alla prevenzione del cancro. In questo contesto, l’Unione europea dovrebbe attuare misure legislative vincolanti che permettano a ogni cittadino di tutti i paesi membri di vedersi garantire gli standard minimi di qualità del servizio sanitario. Quindi, per esempio, suggerisco programmi obbligatori di vaccinazione gratuita, per maschi e femmine, in tutti i paesi membri, che devono coinvolgere le famiglie e la scuola. Queste sono le iniziative concrete che spero siano contenute nel report della Commissione BECA (Beating Cancer).

Il Piano è frutto di un ampio processo di consultazione che ha coinvolto tutti i soggetti interessati, tra cui anche le associazioni di pazienti, il Parlamento europeo e gli Stati membri: la collaborazione tra tutti gli attori è la chiave del vero cambiamento?

Il tema del cancro è così complesso che richiede azioni in tutte le direzioni e in tutti i campi. Dalla prevenzione, agli screening, alla ricerca e all’innovazione, sono richiesti la collaborazione internazionale tra medici per sviluppare nuove cure e protocolli, l’attuazione di politiche pubbliche capillari sul territorio, il supporto ai pazienti guariti dal tumore, il loro reinserimento nella società. Per ottenere i risultati fissati nel Beating Cancer Plan, dobbiamo puntare sulla collaborazione tra i diversi livelli di governo e la società civile. È importante cercare di influenzare al meglio i percorsi legislativi a Bruxelles, nell’interesse dei cittadini, ma è fondamentale anche collaborare con le regioni, gli enti locali, le associazioni, i medici – che sono poi le istituzioni che di concreto offrono il servizio sanitario ai cittadini – e i pazienti.

Ritiene che l’EU4Health possa rappresentare un’opportunità per dare un nuovo slancio alla produzione di farmaci innovativi in Europa? Se sì, come pensa che gli Stati membri dovrebbero sfruttare al meglio le opportunità messe a disposizione?

EU4Health è un tassello fondamentale di quella che noi, come socialisti democratici, chiamiamo Unione europea della salute. Unione europea della salute non significa un sistema sanitario unico per 400 milioni di cittadini. Nella nostra visione, l’Europa deve sempre rispettare il principio della sussidiarietà e della prossimità legislativa, secondo il quale tutto ciò che può essere normato efficacemente a livello locale deve restare a quel livello. Ma l’Unione europea deve fissare i diritti minimi di prestazione sanitaria a livello europeo, con vincoli e regolamentazioni stringenti per i paesi europei, e garantire diritti uguali a tutte e tutti i cittadini. Il Cancer Plan è un altro tassello. A novembre scorso la Commissione ha presentato la Strategia farmaceutica europea – per la quale io sarò relatrice in Parlamento a nome del gruppo SD –, componente di questa più ampia strategia che noi da tempo chiediamo. Credo che tutte queste iniziative vadano unite in uno schema coerente e che l’obiettivo finale sia quello di restituire all’Europa una sua sovranità, una sua indipendenza, anche sanitaria, e garantire ai cittadini la massima copertura e assistenza. Siamo già il continente con la più elevata aspettativa di vita; abbiamo un’altissima qualità della vita; sistemi sanitari che, nonostante tante mancanze, ci sono comunque invidiati in molte parti del mondo; un sistema produttivo e una industria farmaceutica molto sviluppate, anche se abbiamo constatato, in situazioni pandemiche, come vada incentivata la produzione europea.
La pandemia ha evidenziato le mancanze, le insufficienze, ma anche i punti di forza del sistema sanitario in Europa. Non credo che sia più accettabile per l’Unione europea continuare a dipendere da paesi terzi per approvvigionamento di materie prime, farmaci completi o apparecchiature sanitarie. Si tratta anche di un problema geopolitico e strategico. Quindi credo si debbano mettere in campo tutti gli strumenti per individuare meccanismi nuovi, magari potenziando le agenzie, e concedendo maggiori competenze all’Europa per rendere l’Europa stessa finalmente indipendente anche in termini sanitari e per garantire una qualità di vita e di cura all’altezza delle sfide.

In pubblicazione su Care 1-2/2021

La videointervista

L’Europa e la sfida contro il cancro
A colloquio con Alessandra Moretti