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Nicola Caranci Epidemiologia sociale

Nicola Caranci, esperto di epidemiologia ambientale e sociale, fa un’analisi sull’evoluzione dei diversi metodi di raccolta dati e di ricerca che gli strumenti epidemiologici e statistici offrono per studiare l’accesso alla salute della popolazione, tenendo conto dei fattori ambientali, demografici e socioeconomici in grado di mettere in luce evidenze sull’equità. I progressi nello sviluppo dei sistemi di raccolta dei dati interessano sia la collaborazione con la statistica ufficiale, che il modo di condurre gli studi. Nel corso degli ultimi anni l’ampliamento nell’articolazione dei flussi dei dati ha permesso di coprire più settori dell’assistenza sanitaria.

“I piani pandemici sono purtroppo diventati argomento di polemica politica, ma pochi conoscono in verità i loro obiettivi e quelli che dovrebbero essere i contenuti di tali documenti strategici”, spiega Giovanni Rezza offrendoci così un quadro chiaro della loro storia dall’epoca precovid all’aggiornamento in corso con lo sguardo rivolto anche al panorama internazionale. Venendo al nostro paese, Rezza sottolinea l’importanza di mantenere efficiente e resiliente il nostro sistema sanitario perché senza risolvere i tanti problemi che lo affliggono, e che affondano le loro radici nel passato, anche il migliore dei piani pandemici rischia di essere difficilmente realizzabile qualora si verificasse un evento di carattere emergenziale.

“Al di là della sorveglianza attiva, l’intelligenza artificiale sta influenzando il modo in cui pensiamo e affrontiamo le emergenze. E sta cambiando rapidamente non solo il modo in cui impariamo e utilizziamo le informazioni ricevute ma anche quello con cui comunichiamo con il pubblico. Per questo dobbiamo stare al passo con le tecnologie della comunicazione”, spiega Elena Savoia che da tempo si occupa di contrastare l’infodemia che ha caratterizzato il periodo pandemico ma che continua a dilagare anche oggi su temi che coinvolgono la salute e l’ambiente. Serve quindi una preparazione specifica degli operatori sanitari per affrontare le sfide comunicative poste dall’intelligenza artificiale e dalla crisi climatica.

“Abbiamo imparato che la comunicazione è tutto nella gestione delle emergenze sanitarie. Per questi oggi ci sentiamo ingaggiati per incrementare l’empowerment della popolazione così da contrastare la tendenza alla perdita di fiducia nelle indicazioni delle istituzioni, contenendo e mitigando una qualsiasi emergenza che possa avere una ricaduta sanitaria sui cittadini”. Con queste parole Caterina Rizzo spiega l’evoluzione del lavoro dell’igienista, che non è più solo quello di notificare le patologie o compilare i registri di malattia, ma di dare voce a quello che i cittadini pensano, essendo pronti a rispondere alle loro domande trovando un punto di equilibrio tra l’evoluzione delle conoscenze e la comunicazione dell’incertezza.