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A detta degli esperti, la condivisione dei dati sanitari di un paziente tra medici e famigliari, se correttamente applicata, potrebbe trasformarsi in un formidabile meccanismo di comunicazione e portare benefici all’intera catena assistenziale. Questa ipotesi è stata testata da uno studio pubblicato di recente sugli Annals.
Gli autori hanno cercato di esaminare le attitudini dei medici e le determinanti principali del loro comportamento in diversi Paesi per analizzare se questo vari a seconda della cultura e del tipo di assistenza. L’obiettivo della ricerca
multicentrica si focalizza sull’analisi delle attitudini dei clinici nel definire e gestire le aspettative di soddisfazione dei pazienti.
Dopo la medicina fondata sulle ‘opinioni’, quella fondata sulle ‘intuizioni’, sulle ‘prove di efficacia’, su un approccio ‘slow’, ecco quella fondata sulla ‘precisione’. Essa consisterebbe nel ‘trasformare’ la diagnosi medica considerando sia le esposizioni interne sia quelle esterne che possono influenzare la predisposizione personale alla malattia, nonché la sua evoluzione in diverse fasi di vita.
Emerge l’importanza di sviluppare una metodologia internazionale standardizzata che possa garantire ai ricercatori l’accesso a tutti i dati relativi ai trial oggetto di valutazione. Soltanto in questo modo la valutazione sistematica degli studi clinici potrà davvero rappresentare uno strumento accurato, efficace e realistico nella promozione e implementazione di una medicina basata sull’evidenza scientifica.
La conoscenza è un ingrediente indispensabile per il progresso scientifico e tecnologico. Un buon uso della conoscenza è quello fatto dalle revisioni sistematiche. ‘Evidence Aid’, un’iniziativa della Cochrane Collaboration varata dopo lo tsunami dell’Oceano Indiano, cerca di stabilire, con il contributo delle organizzazioni umanitarie, un possibile ruolo per le revisioni sistematiche nel campo dei disastri naturali.
La diagnosi di ipertensione arteriosa sistemica non rappresenta un problema di particolare complessità nella pratica clinica, anche se alcuni aspetti devono essere adeguatamente considerati.
È assolutamente di rilievo che la necessità di ridurre i costi senza diminuire l’efficacia delle cure sia diventata un problema dei medici e delle loro associazioni scientifiche. Negli Stati Uniti l’American College of Physicians (ACP) ha costituito un gruppo di lavoro ad hoc con l’obiettivo di identificare test diagnostici e di screening, rilevanti per la medicina interna, comunemente sovrautilizzati.
La pratica regolare dell’attività fisica determina un miglioramento costante delle condizioni psicofisiche degli individui e dello stato di salute generale con un profilo di rischio di malattia nei soggetti attivi ridotto rispetto alla popolazione sedentaria
Un’ampia revisione sistematica della letteratura, che ha compreso gli anni tra il 1990 ed il 2009 e ha coinvolto gli Stati Uniti e molte nazioni dell’Europa occidentale, ha dimostrato che i costi diretti stimati per la cura della fibrillazione atriale variano da 2000 a 14.200 dollari per paziente per anno negli Stati Uniti e da 450 a 3000 euro in Europa.



