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“Questo è un documento la cui lettura suscita depressione”. Esordiscono così, senza mezzi termini, nella prefazione al loro lavoro i curatori del NCEPOD (National Confidential Enquiry into Patient Outcome and Death).
La risposta dei sistemi sanitari a questa crisi finanziaria dovrebbe essere affrontare una sfida comune a tutti: “fare di più con meno” senza impattare sui livelli significativi di qualità raggiunti nell’ultimo decennio, possibilmente utilizzando questo momento storico come un’opportunità.
Sul New England Journal of Medicine pubblicato uno studio molto interessante, condotto negli Stati Uniti ed in Canada su un ampio campione di popolazione che aveva presentato un arresto cardiaco non conseguente ad eventi traumatici.
La pratica regolare dell’attività fisica determina un miglioramento costante delle condizioni psicofisiche degli individui e dello stato di salute generale con un profilo di rischio di malattia nei soggetti attivi ridotto rispetto alla popolazione sedentaria
Dal JAMA un’accurata analisi della variabilità dei tassi di ospedalizzazione in base alla razza e al luogo di assistenza
Un’ampia revisione sistematica della letteratura, che ha compreso gli anni tra il 1990 ed il 2009 e ha coinvolto gli Stati Uniti e molte nazioni dell’Europa occidentale, ha dimostrato che i costi diretti stimati per la cura della fibrillazione atriale variano da 2000 a 14.200 dollari per paziente per anno negli Stati Uniti e da 450 a 3000 euro in Europa.
Recentemente sono state pubblicate dalla Società Europea di Cardiologia le nuove linee guida sulla fibrillazione atriale, che costituiscono un aggiornamento e una revisione dell’ultima versione risalente a quattro anni fa.



