teorie di genere

Per trovare spiegazioni migliori per le differenze di genere nello stato di salute abbiamo bisogno di usare concetti, modelli o teorie legate al genere, anche se ancora manca lo sviluppo di specifiche teorie di genere nella ricerca nell’ambito della salute pubblica. Obiettivo dello studio pubblicato sull’International Journal of Equity Health è proprio l’analisi delle teorie legate al genere e a come sono state utilizzate finora in sanità pubblica.

Global Burden of Disease

Dall’analisi dell’ultimo GBD pubblicato nel 2016, abbiamo appreso che negli ultimi 25 anni è stato osservato nella popolazione mondiale un aumento dell’aspettativa di vita media, ma anche un aumento dell’importanza delle malattie croniche e una parallela riduzione della mortalità per malattie infettive, soprattutto per bambini e donne in età fertile. Inoltre, si è abbassato drasticamente il peso delle malattie trasmissibili grazie al miglior controllo di malaria e HIV/AIDS e sono migliorate le condizioni igienico-sanitarie (per esempio, qualità dell’aria negli interni e malnutrizione infantile) con una conseguente riduzione stabile della diarrea.

Malattie renali: un piano di azione globale

Vi sono ancora molteplici margini di miglioramento per la cura dei pazienti con malattia renale cronica in tutto il mondo e la comunità internazionale ha tentato di sviluppare un piano di azione globale per affrontare e gestire le criticità in maniera sistematica. Punto fondamentale è il coinvolgimento di quanti più soggetti possibile: persone con competenze ampie e diversi background professionali, scientifici e […]

Salute globale: verso un mondo più sicuro, equo e in salute

Nel corso degli anni sono state infatti definite alcune misure normative (accordi quadro, convenzioni,
raccomandazioni) che hanno portato alla creazione di una vera e propria rete del diritto sanitario  globale. La nuova direzione generale dell’OMS dovrebbe spingere per nuovi accordi sulla salute per quanto concerne il monitoraggio dei principali fattori di rischio (ad esempio, malattie non trasmissibili, salute mentale, etc) e nuove iniziative globali (ad esempio, copertura sanitaria universale). E’ quanto emerge dall’analisi di Levin A e collaboratori, pubblicata sul Lancet.

Una sigaretta al giorno non toglie il medico di torno

È nell’immaginario collettivo  che ridurre il consumo giornaliero di sigarette riduca in modo proporzionale il rischio di infarto o ictus. Tant’è che molti fumatori si prefiggono l’obiettivo di ridurre il numero di sigarette fumate, pensando in questo modo di mettersi al riparo da qualunque rischio. Non c’è niente di più sbagliato. A dissipare qualunque dubbio a questo proposito ci ha pensato una metanalisi pubblicata recentemente sul BMJ, in cui emerge come anche fumare una sola sigaretta al giorno sia un comportamento associato ad un maggior rischio cardiovascolare.

Africa: mortalità infantile e sanità pubblica di precisione

In Africa è stata riscontrata una riduzione globale dei decessi infantili fra il 1990 e il 2015, dovuta probabilmente anche a quanto stabilito dagli Obiettivi Sostenibili del Millennio. Gli obiettivi di lungo periodo fissano, entro il 2037, una mortalità globale sotto i 5 anni pari a 25 (12 per quella neonatale). Il problema rimane prevalentemente geografico e quello che Golding con i suoi collaboratori evidenziano negli articoli pubblicati sul Lancet è che è necessario andare ancora più in dettaglio per riuscire a realizzare una sanità pubblica ‘di precisione’ nel continente africano, in grado di controllare la mortalità infantile.

Decentalizzazione in sanità

In Italia, la recente normativa relativa ai piani di rientro per le aziende ospedaliere, e non più solo per le Regioni, rappresenta un passo importante verso una maggiore centralizzazione che corregga gli effetti più negativi delle politiche di devoluzione avviate all’inizio degli anni duemila. Un articolo pubblicato su Health Policy evidenzia i limiti della normativa sui Piani di Rientro per le aziende ospedaliere, che rappresenta un passo avanti verso una maggiore centralizzazione che corregga gli effetti più negativi delle politiche di devoluzione avviate a inizio anni 2000.