Patient-reported outcome Care 4 2017

A cura di Davide Botturi
A livello internazionale, l’impiego di ‘patient-reported outcome’ ossia di ‘misure di esito riferito dal paziente’ è documentato nell’ambito della ricerca, dell’assistenza sanitaria (audit, registri di patologia) e anche della valutazione della performance delle organizzazioni sanitarie.
A livello nazionale, l’interesse prevalente da parte delle istituzioni pubbliche e anche delle associazioni di cittadini e pazienti riguarda soprattutto il livello di umanizzazione dell’assistenza, ovvero l’esperienza dei pazienti rispetto alle modalità di accesso ed erogazione. Il contributo più rilevante del ‘patient-reported outcome’ risiede invece nell’introdurre la prospettiva del paziente, misurata secondo una metodologia strutturata, nell’ambito della valutazione degli esiti delle cure, tradizionalmente dominato dalla sola prospettiva professionale.

Real world evidenze Angolo SIF Care 4 2017

Sebbene il trial clinico randomizzato rappresenti il gold standard per stabilire l’efficacia di un trattamento, collocandosi all’apice della piramide gerarchica della evidence-based medicine, è tuttavia ben noto come i suoi risultati non possano sempre essere traslati alla popolazione generale.
Oggi inizia però una nuova era della ricerca clinica, fondata sull’utilizzo dei real world data (RWD), ovvero dei dati di efficacia e sicurezza di trattamenti farmacologici così come di un qualsiasi altro intervento sanitario in un contesto di real life, in grado di superare queste difficoltà.

Poblemi muscolari e statine ANMDO Care 4 2017

Nonostante nei grandi studi randomizzati controllati e in doppio cieco i quali i sintomi correlati al muscolo siano stati generalmente riportati con frequenza simile da pazienti assegnati a statina e da pazienti in placebo, nella pratica medica quotidiana l’intolleranza alla statina riferita dal paziente, prevalentemente a causa dei sintomi muscolari associati alla terapia (statin-associated muscle symptoms, SAMS), è una condizione comune e difficile da gestire, che interessa milioni di pazienti in tutto il mondo. Questo scenario clinico richiede opportune competenze da parte del personale sanitario, perché in questo contesto deve essere considerata la possibilità di un effetto nocebo.

GRADE e equità CARE 4 2017

Vivian A. Welch e i suoi collaboratori hanno elaborato, in una linea condivisa, una serie di metodi che possono essere usati per valutare l’equità nelle raccomandazioni basate sul GRADE. Tra essi, il considerare l’inclusione di questo outcome nelle tabelle di sintesi dei dati, valutare le differenze di efficacia legata all’appartenenza a gruppi sociali più o meno svantaggiati, considerare che possono esservi differenze di partenza nei profili di rischio legate all’appartenenza etnica e alla condizione socioeconomica, e che ciò implica impatti differenti sugli effetti assoluti.

Tiroide e sovradiagnosi CARE 4 2017

E’ stato recentemente pubblicato sul JAMA un position paper della Preventive Services Task Force Nord-americana (USPSTF) che, confermando la posizione già espressa in un documento analogo del 1996, scoraggia l’uso dello screening “con un moderato grado di certezza”, affermando che questo non comporta alcuno vantaggio sostanziale e che i rischi oltrepassano nettamente i benefici.