L’angolo della SIF
La prevenzione è una delle risposte più appropriate per affrontare la sfida di garantire a tutti le migliori condizioni di vita in quanto contribuisce a migliorare la salute di una popolazione che invecchia. Oggi la vaccinazione impegna solo lo 0,3% della spesa sanitaria in Paesi dell’UE come la Francia e l’Italia e rappresenta uno degli interventi sanitari dal miglior profilo costo-beneficio. Le vaccinazioni, grazie ai casi di malattia prevenuti e alle relative complicanze evitate, possono generare importanti risparmi per il Sistema Sanitario Nazionale oltreché per la società stessa.

L’impatto epidemiologico rilevante, le complicanze frequenti e debilitanti, la possibilità sub-ottimale di trattamento delle complicanze e i costi non trascurabili della gestione diagnostica e clinico-terapeutica del paziente colpito da Herpes Zoster costituiscono il razionale per promuovere in maniera attiva una prevenzione efficace, che oggi si basa essenzialmente sulla profilassi vaccinale.

Giornalisti e esperti di igiene pubblica, pediatri, storici della medicina, sociologi e rappresentanti di associazioni si sono confrontati a Roma il 13 giugno su come trasmettere all’opinione pubblica una corretta informazione sul valore dell’immunizzazione nell’ambito del Corso di Formazione Professionale “Comunicare i vaccini. L’importanza delle combinazioni vaccinali in pediatria e del vaccino anti-Papillomavirus”, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” della Sapienza Università di Roma con il supporto non condizionante di MSD.
Tra gli argomenti affrontati il perché delle fake news e della resistenza sociale alle vaccinazioni, l’importanza di disseminare una cultura corretta in questo ambito, i vantaggi delle combinazioni vaccinali nell’età pediatrica.

Sono stati presentati il 3 maggio 2017 presso il Censis i risultati della ricerca ‘Chi ha paura del Papillomavirus? Com’è cambiato l’atteggiamento dei genitori italiani verso la vaccinazione anti-HPV’, realizzata grazie a un contributo non condizionante di MSD Italia.
A distanza di sei anni dalla prima indagine, lo studio ha analizzato gli orientamenti dei genitori italiani rispetto alla vaccinazione contro il Papillomavirus e, più in generale, nei confronti delle vaccinazioni con l’obiettivo di capire cosa orienti di più oggi le scelte di prevenzione.

A colloquio con Ranieri Guerra
Le novità del Piano Nazionale per le Vaccinazioni sono notevoli. Non vengono infatti soltanto introdotti nuovi vaccini come l’antimeningococco B e l’anti-HPV per i maschi, normalizzando l’offerta fino ad ora difforme da parte di molte Regioni, ma viene anche introdotta una serie di richiami vaccinali durante l’età adolescenziale e, per quanto riguarda la popolazione anziana, viene inserito il vaccino contro l’herpes zoster e soprattutto rafforzata l’offerta per l’antipneumococco.

Adolescenti italiani più protetti contro le minacce del Papillomavirus umano: è quanto si propone il Ministero della Salute con il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, che estende a tutta la popolazione (femmine e maschi) l’offerta attiva della vaccinazione anti-HPV da effettuarsi preferibilmente nel dodicesimo anno di vita. Se ne è discusso durante l’incontro “G9 Per generazioni libere dal Papillomavirus”, organizzato da MSD Italia, in occasione del quale è stato presentato il primo e unico vaccino diretto contro nove tipi di Papillomavirus umano adesso disponibile anche in Italia. Per i nosti lettori il dossier e le videointerviste a Andrea Lenzi e Giovanni Scambia.

In tema di vaccinazioni e di comunicazione, il problema è come affrontare i dubbi dei genitori per ottenere l’adesione all’offerta vaccinale. Come ricorda l’epidemiologa Stefania Salmaso nel commento all’articolo pubblicato su The BMJ, la posta in gioco per molte malattie a trasmissione interumana non è la vaccinazione del singolo, ma il beneficio dell’intero gruppo di popolazione.

Da un’indagine tedesca emerge che al crescere dell’età aumenta la disponibilità delle ragazze a sottoporsi alla vaccinazione anti-HPV. La disponibilità a vaccinarsi è maggiore anche se il livello di istruzione, di reddito e socioeconomico della madre è più alto. La regione di residenza non è invece una variabile statisticamente significativa ai fini della vaccinazione.