Chatyourself

Il 21 settembre si celebra la XXV Giornata mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Alzheimer’s Disease International per aumentare la sensibilità sugli enormi problemi provocati da questa malattia, che solo in Italia affligge 600.000 persone e i loro familiari.
Per questo Italia Longeva, la Rete nazionale di ricerca sull’invecchiamento e la longevità attiva del Ministero della Salute, ha scelto proprio questo mese per lanciare la sua campagna di informazione legata al progetto “Chat Yourself”, il primo chatbot (software progettato per simulare una conversazione con un essere umano) per i malati prodromici di Alzheimer,  presentato durante l’incontro “Alzheimer, non perdiamolo di vista”, svoltosi presso il Ministero della Salute lo scorso 11 settembre.

Progetto Interceptor: screening Alzheimer

Molti degli oltre 50 farmaci in fase finale di sperimentazione per curare la demenza e in particolare la malattia di Alzheimer agiranno nelle forme ‘prodromiche’ di malattia, che appartengono ad una condizione definita ‘mild cognitive impairment’. Per questo la ricerca sta ponendo particolare attenzione all’individuazione di biomarcatori che permettano di predire la conversione verso la demenza di Alzheimer proprio dei pazienti con lieve compromissione delle funzioni cognitive.
E’ questo anche l’obiettivo dello studio osservazionale Interceptor, promosso dal Ministero della Salute, dall’AIFA e da alcuni esperti coordinati dal professor Paolo Maria Rossini del Policlinico Gemelli, che coinvolgerà 400 pazienti con lievi deficit cognitivi, di età compresa tra 50 e 85 anni, distribuiti in 5 centri italiani specializzati nella diagnosi e nella cura della demenza di Alzheimer.

Dislipidemie e demenza

L’angolo della SiteCS
È indubbio il ruolo fondamentale che il colesterolo riveste nel cervello, ma i meccanismi fisiologici e patologici a cui partecipa sono ancora da chiarire. Alcuni studi hanno suggerito associazioni non lineari, e fortemente modificate da altre variabili, tra i livelli di colesterolo e alcuni outcome cognitivi, come lo stato mentale globale, l’apprendimento verbale, la funzione esecutiva e la funzione linguistica.
Allo stato attuale delle conoscenze non esistono motivi per allarmi specifici, tuttavia sia livelli molto bassi che livelli molto alti di colesterolo meritano ulteriori ricerche sul loro ruolo quali possibili fattori coinvolti nei cambiamenti cognitivi per tutta la durata della vita.