Sostenibilità SSN

Ideato quarant’anni fa in un periodo di crisi e di grandi riforme, il Servizio Sanitario Nazionale rappresentò la risposta solidale e unitaria dell’intero Paese alle spinte centripete di quella fase storica. E da allora si è evoluto e costituisce il fiore all’occhiello dello stato sociale italiano.
In questo dossier le interviste a Marco Geddes da Filicaia, medico epidemiologo che nel suo libro ‘La salute sostenibile’ ha spiegato perché possiamo permetterci un sistema sanitario equo ed efficace, e ad Alessio D’Amato, Assessore alla Salute della Regione Lazio, una di quelle con il maggiore squilibrio iniziale, per la quale però il servizio sanitario ha rappresentato anche una leva per uscire dalla crisi economica generale.

Federico Spandonaro

Federico Spandonaro (Tor Vergata e CREA Sanità), in occasione della Bal Talk “La salute è sostenibile? Possiamo permetterci un servizio sanitario equo ed efficace?”, organizzata a Roma il 18 aprile 2018 dalla Biblioteca Alessandro Liberati del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario del Lazio, spiega perché il nostro SSN è sostenibile e cosa dobbiamo aspettarci per quello che riguarda l’equità.

Alessio D'Amato

Alessio D’Amato (Assessore alla Salute, regione Lazio) spiega perché è convinto che il nostro Servizio Sanitario Nazionale rappresenti anche un elemento di crescita per il nostro Paese, in occasione della Bal Talk “La salute è sostenibile? Possiamo permetterci un servizio sanitario equo ed efficace?”, organizzata a Roma il 18 aprile 2018 dalla Biblioteca Alessandro Liberati del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario del Lazio.

GRADE e equità CARE 4 2017

Vivian A. Welch e i suoi collaboratori hanno elaborato, in una linea condivisa, una serie di metodi che possono essere usati per valutare l’equità nelle raccomandazioni basate sul GRADE. Tra essi, il considerare l’inclusione di questo outcome nelle tabelle di sintesi dei dati, valutare le differenze di efficacia legata all’appartenenza a gruppi sociali più o meno svantaggiati, considerare che possono esservi differenze di partenza nei profili di rischio legate all’appartenenza etnica e alla condizione socioeconomica, e che ciò implica impatti differenti sugli effetti assoluti.