utilità

Il termine utilità, in generale, è sempre stato impiegato quale sinonimo di ‘preferenza’ o ‘valore’: quanto migliore
è il risultato ottenuto, tanto maggiore è l’utilità associata al risultato stesso. Preferenza è il termine che descrive il
concetto in generale, le utilità e i valori sono tipi diversi di preferenze.
Questa parola chiave ha l’obiettivo di descrivere il concetto di utilità in ambito sanitario e i relativi metodi di misurazione nonché di esplorare i fattori, non necessariamente sanitari, che ne influenzano la valutazione.

Federico Spandonaro

A colloquio con Federico Spandonaro

Secondo Federico Spandonaro, il tema della sostenibilità del nostro servizio sanitario è un falso problema.
Come è emerso dall’ultima edizione del Rapporto CREA Sanità, “Il cambiamento della Sanità in Italia fra Transizione e Deriva del sistema”, il nostro è un sistema sobrio e resiliente.
Quello di cui dobbiamo preoccuparci è se i livelli di spesa e di investimento in sanità nel nostro Paese siano davvero quelli che riteniamo ottimali, considerando insieme l’aspetto assistenziale, quello sociale e anche quello industriale.
Diverso è invece il discorso per quanto concerne l’equità. Su questo fronte, secondo Spandonaro, il SSN
ha fallito due volte. La prima volta considerando le disparità tra il nord e il sud del Paese, che non si possono liquidare come un problema di incapacità organizzativa delle Regioni meridionali. La seconda volta quando continuiamo ad avere un sistema fiscale profondamente iniquo, per cui il finanziamento dei servizi grava solo su una piccola parte della popolazione.

Sostenibilità SSN

Ideato quarant’anni fa in un periodo di crisi e di grandi riforme, il Servizio Sanitario Nazionale rappresentò la risposta solidale e unitaria dell’intero Paese alle spinte centripete di quella fase storica. E da allora si è evoluto e costituisce il fiore all’occhiello dello stato sociale italiano.
In questo dossier le interviste a Marco Geddes da Filicaia, medico epidemiologo che nel suo libro ‘La salute sostenibile’ ha spiegato perché possiamo permetterci un sistema sanitario equo ed efficace, e ad Alessio D’Amato, Assessore alla Salute della Regione Lazio, una di quelle con il maggiore squilibrio iniziale, per la quale però il servizio sanitario ha rappresentato anche una leva per uscire dalla crisi economica generale.

Burden economico MICI in Italia

L’associazione Amici onlus ha condotto un’indagine su “Il burden economico delle MICI in Italia” in collaborazione con l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
L’indagine, effettuata su un campione di 2426 pazienti, ha stimato per la prima volta il costo medio annuo a carico di un paziente affetto da malattia di Crohn o colite ulcerosa in circa 746 euro. Se si considerano anche le perdite di produttività generate dall’essere affetto da tale malattia, il costo medio annuo raggiunge i 2.258 euro.
Sono oltre 5.000.000 nel mondo le persone affette da Crohn o da colite ulcerosa, tanto che si parla ormai di malattie globali. In Italia si è calcolato che siano tra le 150.000 e le 200.000 le persone colpite da patologie croniche invalidanti dell’intestino. Ne abbiamo parlato con Enrica Previtali, presidente di AMICI Onlus.

La strategia campana di eradicazione del virus dell’epatite C

Il 2017 è stato un anno segnato da alcuni momenti cruciali per il contrasto all’epatite C in Italia: il ventaglio terapeutico del clinico si è arricchito di tre nuovi farmaci antivirali ad azione diretta e AIFA ha esteso i criteri di rimborsabilità dei trattamenti, rendendoli di fatto accessibili a tutti i pazienti.
La situazione delle strutture autorizzate all’erogazione dei farmaci innovativi non è però omogenea su tutto il nostro territorio. Proprio per questo Epac onlus ha pubblicato un’indagine conoscitiva, individuando quali elementi dovrebbero essere inclusi in un PDTA unico nazionale, utile per curare tutti i malati entro tre anni. Li proponiamo ai nostri lettori in questo dossier, insieme a un approfondimento sulla situazione nella Regione Campania e alla presentazione delle ultime raccomandazioni dell’EASL per il trattamento dell’epatite C nella sua forma acuta e cronica.

Marco Geddes da Filicaia: risparmio

A cura di Marco Geddes da Filicaia

Nel corso degli ultimi anni è stata avviata anche in Italia una riflessione sui risparmi che si potrebbero realizzare riducendo gli sprechi nel settore sanitario, in particolare grazie al lavoro svolto dalla Fondazione GIMBE che ha adeguato al contesto nazionale la tassonomia degli sprechi messa a punto cinque anni fa negli Stati Uniti e pubblicata sul JAMA. Trasferendo e adattando alla realtà italiana le stime degli sprechi indicate da questa tassonomia, i possibili – teorici – risparmi per il nostro Servizio Sanitario si attesterebbero intorno al 22%, ossia sarebbero pari a 25.315 miliardi (spesa pubblica del 2018).
Questa parola chiave esamina in dettaglio ognuna delle voci elencate nella tassonomia, perché è su queste che si può agire per ottenere un contenimento dei costi e una conseguente riallocazione delle risorse.

Decentalizzazione in sanità

In Italia, la recente normativa relativa ai piani di rientro per le aziende ospedaliere, e non più solo per le Regioni, rappresenta un passo importante verso una maggiore centralizzazione che corregga gli effetti più negativi delle politiche di devoluzione avviate all’inizio degli anni duemila. Un articolo pubblicato su Health Policy evidenzia i limiti della normativa sui Piani di Rientro per le aziende ospedaliere, che rappresenta un passo avanti verso una maggiore centralizzazione che corregga gli effetti più negativi delle politiche di devoluzione avviate a inizio anni 2000.