Lo studio dei ricercatori australiani è stato quello di determinare la fattibilità un nuovo modello di assistenza cardiovascolare che coinvolga maggiormente la prevenzione e che faccia interagire fra loro strategie volte al miglioramento dei sistemi informativi clinici e di comunità, al supporto ai medici di base nella gestione del rischio e ai pazienti nel modificare i loro stili di vita nell’ottica di un cambiamento di ‘sistema’.

Un recente documento congiunto della Società Europea di Aterosclerosi e della Federazione Europea di Chimica Clinica e Medicina di Laboratorio pubblicato sull’European Heart Journal sembra sconfessare completamente tali consolidate credenze, evidenziando come non sia assolutamente indispensabile il digiuno prima di sottoporsi alla misurazione dei parametri lipidici nel sangue, poiché recenti dati osservazionali hanno evidenziato differenze non clinicamente significative in prelievi effettuati a distanza variabile tra una e sei ore da un pasto abituale.

Lo studio dei ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma, che si basa sui dati di un registro nazionale svedese comprendente 30.000 pazienti di età compresa fra 40 e 76 anni denominato SEPHIA (Secondary Prevention After Heart Intensive Care Admission), ha evidenziato come un basso livello socioeconomico è significativamente correlato con un maggior rischio di un successivo attacco cardiaco o ictus in pazienti con un primo evento cardiovascolare acuto, così come anche una condizione di divorziato rispetto a soggetti sposati.

Per ricordare ai pazienti post-infartuati l’importanza di modificare il proprio stile di vita, controllare colesterolo, pressione e frequenza cardiaca, e aderire alle terapie, ANMCO insieme a Fondazione per il Tuo cuore e Conacuore onlus – con il supporto non condizionante di MSD Italia – hanno promosso il progetto ‘Amico del cuore – Dopo l’infarto il colesterolo conta’. In questo dossier presentiamo gli obiettivi del progetto attraverso le parole dei protagonisti.

I risultati di un gruppo di studiosi della John Hopkins University di Baltimora consentono di ribadire il ruolo benefico svolto dall’esercizio fisico regolare e continuato sulle condizioni cardiovascolari nella popolazione di età più avanzata anche per quanto concerne l’aspetto strettamente aritmologico e in particolare quello della fibrillazione atriale, che ha un peso rilevante in termini di dimensioni e di costi sanitari.

Gli stessi investigatori del trial COURAGE hanno voluto recentemente riprendere in esame il vasto campione di pazienti che era stato arruolato per lo studio tra il 1999 e il 2004 e, avendo ancora a disposizione i dati per una parte consistente della popolazione originaria (circa il 53%), hanno valutato l’impatto delle due diverse strategie di trattamento sulla sopravvivenza in un periodo prolungato, 15 anni dal primo arruolamento.

L’angolo della SITeCS

Dalle prime ricerche che risalgono agli anni Ottanta, si è affermato un nuovo approccio medico che pone in relazione la salute e il rischio di patologia con alcune discriminanti fisiche, culturali ed economiche determinate dal genere. Anche in ambito farmacologico si evidenziano differenze di efficacia e sicurezza dei farmaci tra uomini e donne, includendo pure le differenze derivanti dalla complessità della vita riproduttiva della donna.