sindrome coronarica acuta: variabilità esiti e cure

Uno studio condotto nella provincia di Calgary (Alberta, Canada) nel periodo gennaio 2007-dicembre 2008 su pazienti ricoverati con valori di troponina che superano il 99mo percentile, valore che indica la
presenza di necrosi del miocardio, ha analizzato le cure e gli esiti di salute nei pazienti affetti da sindrome coronarica acuta seguiti da servizi cardiologici confrontandoli con quelli di pazienti seguiti da servizi non cardiologici.

Poblemi muscolari e statine ANMDO Care 4 2017

Nonostante nei grandi studi randomizzati controllati e in doppio cieco i quali i sintomi correlati al muscolo siano stati generalmente riportati con frequenza simile da pazienti assegnati a statina e da pazienti in placebo, nella pratica medica quotidiana l’intolleranza alla statina riferita dal paziente, prevalentemente a causa dei sintomi muscolari associati alla terapia (statin-associated muscle symptoms, SAMS), è una condizione comune e difficile da gestire, che interessa milioni di pazienti in tutto il mondo. Questo scenario clinico richiede opportune competenze da parte del personale sanitario, perché in questo contesto deve essere considerata la possibilità di un effetto nocebo.

L’angolo della SITeCS
Un panel di esperti della Società Europea di Aterosclerosi (EAS) ha elaborato un Consensus Statement in cui sono state raccolte le principali evidenze a supporto di una relazione causale tra LDL e malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD). Gli autori hanno basato le conclusioni sulle evidenze provenienti da metanalisi di studi genetici, studi epidemiologici prospettici, studi di randomizzazione mendeliana e studi clinici randomizzati: complessivamente oltre 200 studi che hanno coinvolto più di 2 milioni di partecipanti con oltre 20 milioni di anni-persona di follow-up e più di 150.000 eventi cardiovascolari.

Lo studio dei ricercatori australiani è stato quello di determinare la fattibilità un nuovo modello di assistenza cardiovascolare che coinvolga maggiormente la prevenzione e che faccia interagire fra loro strategie volte al miglioramento dei sistemi informativi clinici e di comunità, al supporto ai medici di base nella gestione del rischio e ai pazienti nel modificare i loro stili di vita nell’ottica di un cambiamento di ‘sistema’.

Un recente documento congiunto della Società Europea di Aterosclerosi e della Federazione Europea di Chimica Clinica e Medicina di Laboratorio pubblicato sull’European Heart Journal sembra sconfessare completamente tali consolidate credenze, evidenziando come non sia assolutamente indispensabile il digiuno prima di sottoporsi alla misurazione dei parametri lipidici nel sangue, poiché recenti dati osservazionali hanno evidenziato differenze non clinicamente significative in prelievi effettuati a distanza variabile tra una e sei ore da un pasto abituale.

Lo studio dei ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma, che si basa sui dati di un registro nazionale svedese comprendente 30.000 pazienti di età compresa fra 40 e 76 anni denominato SEPHIA (Secondary Prevention After Heart Intensive Care Admission), ha evidenziato come un basso livello socioeconomico è significativamente correlato con un maggior rischio di un successivo attacco cardiaco o ictus in pazienti con un primo evento cardiovascolare acuto, così come anche una condizione di divorziato rispetto a soggetti sposati.

Per ricordare ai pazienti post-infartuati l’importanza di modificare il proprio stile di vita, controllare colesterolo, pressione e frequenza cardiaca, e aderire alle terapie, ANMCO insieme a Fondazione per il Tuo cuore e Conacuore onlus – con il supporto non condizionante di MSD Italia – hanno promosso il progetto ‘Amico del cuore – Dopo l’infarto il colesterolo conta’. In questo dossier presentiamo gli obiettivi del progetto attraverso le parole dei protagonisti.