Uno studio condotto in Ontario (Canada) dall’1 gennaio 2012 al 31 dicembre 2012 su pazienti di età superiore ai 65 anni, con infezioni non batteriche delle alte vie respiratorie, ha evidenziato come l’anzianità di servizio dei medici, il volume giornaliero di pazienti e la localizzazione della facoltà di specializzazione siano risultati predittori dell’attitudine prescrittiva dei medici, mostrando un sovrautilizzo degli antibiotici.

Antimicrobial stewardship: stato dell’arte e esperienze regionali a confronto. Sono Stefania Iannazzo (Ministero della Salute) e Luca Busani (Istituto Superiore di Sanità) a offrire un inquadramento generale del fenomeno, con i dati allarmanti della sua diffusione e indicazioni chiare sugli interventi da attuare in sinergia con tutti i settori coinvolti (umano, animale e agricolo).
Nello spazio dedicato alla letteratura internazionale, spunti di riflessione vengono dai recenti documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, della Commissione Europea, e della Cochrane.
Chiude il fascicolo una panoramica sulle realtà regionali: tante le iniziative intraprese nell’attesa di un Piano nazionale che permetta un maggiore coordinamento e una definizione chiara degli obiettivi da raggiungere.

L’angolo dell’ANMDO
Nell’era dell’antibioticoresistenza le mani contaminate possono essere ancora veicolo di morte, in modo particolare a motivo della trasmissione di germi resistenti agli antibiotici, crescente causa di ICA. L’importanza del problema è tale da far stimare che nel 2050 circa 10 milioni di persone nel mondo moriranno per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, arrivando a superare i morti per neoplasie. Non è dunque un caso che il tema del World Hand Hygiene Day di quest’anno, Fight antibiotic resistance-it’s in your hands, sottolinei l’importanza e la centralità che una pratica semplice, efficace e costo-efficace quale è l’igiene delle mani può assumere nella lotta contro uno dei principali problemi emergenti di sanità pubblica.