L’infarto miocardico acuto aumenta notevolmente il rischio di morbilità e mortalità.
Le linee guida di pratica clinica basate sulle prove raccomandano il trattamento combinato e continuativo con quattro farmaci: antiaggreganti, betabloccanti, ACE-inibitori/sartani e statine.
Nonostante queste raccomandazioni siano supportate da solide evidenze scientifiche, uno studio condotto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio ha documentato una ridotta aderenza alla politerapia cronica. Nell’ambito di questo stesso studio è stato elaborato, in collaborazione con la Asl Roma 1, un vero e proprio decalogo da seguire per supportare il paziente nella gestione del post-infarto. Ne abbiamo parlato con Mirko Di Martino.

Misurare l'aderenza terapeutica

Nonostante l’aderenza terapeutica rivesta un ruolo centrale nella policy e nella pratica clinica, esiste una grande variabilità delle tecniche adottate per misurarla. E’ convinzione comune che misure self-reported siano meno valide di quelle oggettive. Tuttavia rappresentano il metodo migliore per capire le principali ragioni di non aderenza dei pazienti, riuscendo ad identificare ed evidenziare i reali e diversi comportamenti nella cascata dell’aderenza.

L’angolo della SIF
Tra le tante armi a disposizione per mantenere adeguati i livelli di aderenza, soprattutto nella popolazione con un’età superiore ai 65 anni, ci sono l’informazione sul corretto uso dei farmaci, la semplificazione del regime terapeutico anche con il ricorso alla polipillola, il coinvolgimento del farmacista territoriale e l’impiego dei social network per programmi di automonitoraggio e autogestione dei medicinali.